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La macabra storia dell’ex Caserma La Marmora di Torino

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Ormai in disuso, la vecchia Caserma La Marmora dal ’43 al ’45 fu luogo di detenzione e di tortura, dove persero la vita molti italiani.

Al giorno d’oggi, al civico numero 22 di via Astia a Torino si trova l’ex Caserma Dogali, ora Caserma La Marmora.

La struttura militare fu il centro di terribili atti di tortura e fucilazione durante il Secondo conflitto mondiale.

Alle origini, la caserma di via Asti divenne la sede di un Reggimento di fanteria.

Costruita dal 1887 al 1888, il progetto della struttura fu opera del capitano del Genio, Giuseppe Bottero.

Inizialmente, all’inaugurazione si scelse il nome di caserma “Dogali” di Torino (solo in futuro poi prenderà il nome “La Marmora”).

Questa denominazione in particolare, richiama l’infausta battaglia di Dogali, la quale ebbe luogo in corrispondenza della costruzione dell’edificio.

Al tempo, il corpo si spedizione italiano era impegnato nel Corno d’Africa, in Eritrea, per portare avanti le pretese coloniali del governo Depretis.

Risaputa è la sconfitta dell’esercito italiano, che proprio durante la battaglia di Dogali del 26 gennaio del 1887 venne piegato da un’impensabile esercito etiope.

La macabra storia dell'ex Caserma La Marmora di Torino

La disfatta coprì di vergogna l’Italia agli occhi delle potenze mondiali.

In seguito, il ministro Depretis diede le dimissioni a distanza di poche settimane.

Indubbiamente, il catastrofico evento generò clamore in tutta la penisola.

Nel capoluogo piemontese si prese la decisione di intitolare una via con il nome del tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, casalese di origini che perse la vita durante la campagna africana.

Mentre, invece la nuova caserma prese il nome dell’infima battaglia.

Come primo impiego militare, si ospitarono al suo interno due reggimenti di fanteria.

Mentre dal luglio del 1912, fu sede del comando del Battaglione Aviatori della neo-aeronautica militare italiana.

Nel 1920, su richiesta dell’Alto Comando militare, la caserma ospitò un reggimento di Bersaglieri, il IV.

Mentre l’anno successivo cambiò nome, diventando Caserma “La Marmora”, in onore di Alfonso La Marmora, generale e politico de Regno di Sardegna, ideatore dell’unità dei bersaglieri.

La macabra storia dell'ex Caserma La Marmora di Torino

Purtroppo, nel 1943 la Caserma La Marmora divenne il centro di terribili avvenimenti.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i partigiani, grazie all’appoggio degli alleati, misero a ferro e fuoco il Piemonte.

Così si decise di riconvertire la caserma come quartier generale dell’Ufficio Politico Investigativo (l’Upi).

Sotto la gestione della Guarda Nazionale della neo-nata Repubblica Sociale.

Il nuovo incarico era quello di reprimere ed eventualmente annichilire ogni forma di lotta clandestina partigiana, con ogni maniera necessaria.

Nelle camere della caserma, sotto il comando del colonnello Giovanni Cabras e del maggiore Gastone Serloreti, si rinchiudevano e si interrogavano i partigiani catturati.

Gli interrogatori venivano portati avanti attraverso spietate torture psicologiche e fisiche.

Che si concludevano con la fucilazione o con la deportazione in Germania dei ribelli, in accordo con i nazisti.

Tra la notte del 27 e del 28 gennaio però, un’incursione partigiana, comandata da Livio Scaglione, riuscì ad occupare la caserma e liberare i prigionieri.

Con la fine della guerra, l’ex struttura militare cadde inevitabilmente nella desuetudine, che continua fino ai giorni nostri.

Tuttavia nel 1962, in ricordo degli eroi che persero la vita, venne posta una lapide nella caserma, esattamente nel luogo in cui avvennero le esecuzioni.

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