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Chiude a Torino Gertosio: la storica pasticceria del centro saluta dopo 40 anni

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Chiude a Torino Gertosio: la storica pasticceria del centro saluta dopo 40 anni

Chiude a Torino Gertosio.

La storica pasticceria del centro, che si trova in via Lagrange (al numero 34/H), in una delle zone maggiormente di élite della città, saluta il capoluogo piemontese. Una storia lunga interi decenni, che era iniziata nel 1840 grazie al maestro cioccolatiere Pietro Viola, per poi proseguire con il nome e con le modalità che finora avevamo apprezzato, a partire dal 1978. Solo l’anno scorso c’era stato il cambio di proprietà, uno storico passaggio di proprietà, dalla famiglia omonima ad altri imprenditori del settore.

In oltre quarant’anni di attività, il locale si era guadagnato la fama di locale di prestigio e dalle incalcolabili bontà. Un vero e proprio punto di riferimento per la tradizione dolciaria locale, viste le prelibatezze proposte.

La chiusura è ormai definitiva, ma era già stata preventivata a inizio anno. A gennaio erano state abbassate le serrande ed erano notevoli le incertezze sul futuro e sul possibile riavvio delle attività. Adesso è arrivata la conferma ufficiale: quelle saracinesche non si alzeranno più.

Il motivo principale è ovviamente da ricercare nella diffusione del Coronavirus, in quanto la pandemia ha generato povertà e diminuito il giro d’affari. Senza contare i mesi di chiusura, la riduzione del numero dei posti disponibili per le consumazioni e tutti gli altri fattori che hanno portato alla chiusura finale.

Chiude a Torino Gertosio: la storica pasticceria del centro saluta dopo 40 anni

La situazione in centro a Torino

La chiusura dell’ennesimo negozio storico preoccupa e non poco gli esercenti, che si rendono conto della gravità della situazione sulla propria pelle in questi mesi. Se arriva a chiudere un’insegna storica, con alle spalle una grande tradizione e una clientela di un certo livello, allora il quadro del contesto appare davvero cupo.

In questo senso basta pensare alle ultime analisi di ASCOM, che aveva mostrato rilevazioni piuttosto preoccupanti con i dati raccolti alla fine dello scorso anno. A pagare il prezzo più caro è stato indubbiamente il centro storico, dove la chiusura forzata ha generato effetti tremendi, specie su affitti e concessioni demaniali. Molti titolari hanno preso in considerazione la possibilità di non riaprire nemmeno quando ci sarà la possibilità, soprattutto se si tiene conto della contrazione dei fatturati, che si è attestata su una media del 32%.

I settori che hanno avuto la peggio sono stati, ovviamente, quello della ristorazione e quello ricettivo, che hanno visto un calo rispettivamente del 56% e del 60% nelle proprie entrate. Non va meglio al commercio al dettaglio, che ha fatto segnare un -38% sugli incassi. Perdite irrimediabili, alle quali difficilmente si possono opporre soluzioni efficaci.

In ultima battuta, è ancora più in discussione la nascita di nuove attività. La tendenza è in netto ribasso rispetto agli anni precedenti. Solo in un anno, il calo delle nascite dei negozi in termini percentuali si è tradotto in un -21%.

Una situazione tutt’altro che rosea, che rischia di portare alla desertificazione commerciale sia in centro che nelle altre zone della città, ancora più esposte alle difficoltà economiche del periodo.

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