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Addio all’OVS di piazza Risorgimento: il negozio chiude dopo 20 anni

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 22, 2021

Negozio Ovs piazza del Risorgimento Torino

L’OVS di piazza Risorgimento chiude.

Torino dice addio a un altro negozio, non troppo distante dal centro, ma comunque in un quartiere residenziale, il tanto conosciuto e apprezzato Borgo Campidoglio.

Una zona che ha ottenuto, col passare del tempo, un grande prestigio, viste le sue particolarità e le sue diversità, tra progetti moderni, palazzi di nuova e vecchia costruzione e vie che riportano la mente a periodi storici anche lontani.

Qui, in piazza Risorgimento, praticamente su via Fabrizi (nel tratto compreso tra corso Svizzera e corso Tassoni), sorgeva un punto vendita di OVS.

Uno dei negozi della catena di abbigliamento del famoso brand, che era stato avviato vent’anni fa, e che era molto apprezzato soprattutto dai residenti.

Un punto di riferimento per il proprio guardaroba, che si è visto costretto ad abbassare la saracinesca dopo due decenni di attività.

Una grossa perdita, che testimonia la lenta decadenza di un quartiere notoriamente pieno di vetrine. La chiusura è stata ovviamente determinata dal calo vertiginoso del volume di affari.

La diffusione del Coronavirus e la contrazione degli incassi, dovuti a un difficile contesto economico e all’impossibilità di uscire per diverse ragioni, ha costretto la catena a chiudere il suo store.

L’unica nota positiva è la ricollocazione dei dipendenti del punto vendita, che saranno inseriti negli altri negozi sparsi per la città e che, dunque, non perderanno il loro posto di lavoro.

L’addio ufficiale è fissato a sabato 23 gennaio. In questi giorni, per liberarsi della merce, numerosi capi sono in vendita a prezzo stracciato, complici la chiusura e i saldi di stagione.

Le conseguenze del virus in città

La chiusura di questo negozio preoccupa e non poco gli abitanti della zona, che hanno denunciato un declino inesorabile a cui occorre porre rimedio.

La desertificazione commerciale, però, è un problema con cui deve fare i conti tutta la città. Basti pensare alle ultime rilevazioni di ASCOM, che aveva raccolto dati piuttosto negativi sul finire dell’anno appena terminato.

A fare le spese di questa profonda crisi è stato sicuramente il centro storico, dove tra affitti e concessioni demaniali, la chiusura forzata ha prodotto effetti devastanti. Gran parte dei commercianti non pensa nemmeno alla riapertura e anche la nascita di nuove insegne pare una tendenza in netto calo.

Già rispetto all’anno precedente, a Torino sta nascendo il 21% in meno di nuovi negozi.

A contribuire a questo quadro negativo c’è la contrazione dei fatturati, che, in media, è stata del 32%. I settori maggiormente esposti alle conseguenze sono quello della ristorazione e quello ricettivo, che hanno fatto registrare rispettivamente cali del 56% e del 60%. Il commercio al dettaglio sta pagando un prezzo minore (-38% sugli incassi), ma comunque sta vivendo una fase tragica.

Insomma, una situazione davvero drammatica, che rischia di privare la nostra città di decine di attività commerciali.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende