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Ambiente, Energia idroelettrica a Torino: 45 milioni investiti per il nuovo polo di ricerca

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Puntare su energia rinnovabile, ambiente e sopratutto sulle persone: la potenzialità dell’energia idroelettrica a Torino diventa realtà. Un progetto condiviso da ENI e Politecnico di Torino, renderà il capoluogo piemontese il motore della ricerca per quanto riguarda il moto delle onde, l’eolico e il solare offshore. Un progetto da oltre 45 milioni di euro e il coinvolgimento di ben 50 persone per sviluppare e programmare gli investimenti sull’energia green.

Energia idroelettrica a Torino: i dettagli del progetto

Il progetto parte nel Energy Center in via Borsellino, dov’è sito il laboratorio Marine Offshore Renewable Energy Lab, o definito MORE. ENI, assieme a Gaetano Manfredi – ministro dell’università e della ricerca – , era presente all’inaugurazione del polo di sviluppo.

Il MORE, tuttavia, non svilupperà la ricerca da solo. La struttura torinese sarà assistita da altre eccellenze del territorio italiano: il Marine Virtual Lab a Ferrara Erbognone (Pavia) e l’area di test marittimo a Ravenna. La prima struttura, nel pavese, avrà il compito di simulare i test grazie a super computer. Nella struttura romagnola, invece, verranno svolte le prime situazioni pre protocollari grazie all’ausilio di alcune vasche di prova navale, in tecnologia Dry test.

Le parole dei protagonisti alla presentazione del progetto

Tutte le parti in causa sono stimolate da un progetto di tale portata. Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino, sottolinea quanto la coesione tra l’industria e la ricerca universitaria debba andare di pari passo per congiungere l’impresa al mondo accademico.

Claudio Descalzi, Amministratore delegato ENI, pone l’accento sulla necessità che l’azienda ha di avviare i protocolli per creare protocolli senza carbone. Lo stesso AD elogia la struttura di ricerca torinese, sottolineando come la scelta sia caduta su una delle eccellenze italiane nella ricerca e nell’accademia.

Il ministro Manfredi spiega, invece, che la coesione tra industria e università sia l’unico modo che l’Italia ha per ridurre il gap con gli atenei stranieri sulla ricerca scientifica.

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