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Popolazione Torino, più anziani che giovani: rallenta l’economia

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Il divario generazionale mette a dura prova lo sviluppo della città

Popolazione Torino, la città invecchia e lo confermano le statistiche.

In alcuni quartieri il ricambio generazionale è quasi nullo così come la percentuale di immigrati. La popolazione più anziana si concentra dunque in queste zone che si trasformano per dare spazio a servizi per le loro necessità.

Per avere un riferimento statistico si può prendere in considerazione l’indice di vecchiaia in provincia di Torino dal 1951 al 2019. Il rapporto indica quanti over 65 ci sono ogni 100 ragazzi con meno di 14 anni.

Fino al 1981 il numero è sempre stato stabile a 60, mentre negli anni successivi ha cominciato a crescere esponenzialmente. Nel 2001 è passato infatti a 160, nel 2011 a 171,2 fino ad oggi con un 200,7.

Solo a Torino l’indice è pari a 209,4 ed è praticamente triplicato negli ultimi trant’anni. Mirafiori Nord e Santa Rita i quartieri con più anziani. I giovani si concentrano in Barriera di Milano con un indice di 133,4, Aurora con 153,8 e Madonna di Campagna con 159,4.

Analizzando la classifica si può notare come anche altre città italiane vivano situazioni simili. Genova, la più anziana, è in testa con un indice di 250 mentre Milano occupa la posizione opposta con 163. Venezia e Bologna accompagnano Torino in classifica. Anche se tra le città del Centro Nord il capoluogo veneto è l’unico a registrare un rallentamento di questa tendenza negli ultimi 15 anni.

Stando ai dati aggiornati al 2020 in Piemonte su 4.341.375 residenti il 25% – equivalente a 1.119.978 – ha più di 65 anni. Sono poi 64.053 gli ultranovantenni e 1.096 i centenari. Per un indice complessivo di 211,3 cresciuto di 17,6 punti in soli 4 anni.

Popolazione Torino, i giovani penalizzati sul mercato del lavoro

A risentire dell’invecchiamento della popolazione è soprattutto l’economia del territorio. Crescita, mercato del lavoro, sistema previdenziale, assistenza sanitaria ma anche tenore di vita, come sottolinea l’economista Mauro Zangola.

Per ogni anziano, ci sono solo quatro persone in età lavorativa. Senza contare che le modifiche al sistema pensionistico hanno ulteriormente rallentato il turnover generazionale. Le persone tra i 55 e i 64 anni faticano ad uscire dal mercato del lavoro e questo penalizza i più giovani.

Dal 2004 al 2018 il tasso occupazionale della fascia d’età 55-64 anni è raddoppiato passando dal 26,9& al 55,3%. Quello dei giovani tra i 15 e i 24 anni si è invece ridotto del 42%.

Tuttavia non si può puntare sulla cosiddetta silver economy come spiega anche il direttore del Centro Einaudi, Giuseppe Russo. Sono le nuove generazioni e le persone di mezza età a consumare più beni e servizi.

Sono quindi i giovani il motore della città e a loro bisogna dare spazio.

Ilaria Di Pinto

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