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Vendita Manifattura Tabacchi, all’asta per oltre 6 milioni

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Tra i possibili acquirenti anche l’Università di Torino

Vendita Manifattura Tabacchi, la base d’asta è di oltre 6 milioni e 660 mila euro.

Il Demanio ha messo in vendita lo stabilimento di corso Regio Parco, considerato polo strategico per lo sviluppo dell’area nord della città. Sul futuro dell’area c’è incertezza.

Tra le ipotesi per la riqualificazione del complesso spuntano residenze universitarie, aule studio, residenze danitarie per anziani e servizi pubblici.

Si tratta di un’operazione importante per per rigenerare il tessuto urbano di Torino nel momento di crisi economica che stiamo vivendo. Lo ha spiegato il direttore Antonio Agostini in conferenza stampa.

L’immobile si trova in uno stato manutentivo mediocre, si legge nell’avviso d’asta e chi lo acquisterà dovrà attenersi ad alcuni vincoli. In primis la destinazione d’uso per servizi pubblici o universitari e in secondo luogo i vincoli della Sovrintendenza.

Le buste contenenti le manifestazioni di interesse saranno aperte il 13 ottobre 2020 e sveleranno finalmente il mistero su quello che accadrà nella ex manifattura ormai ferma da 24 anni.

Esterno Manifattura Tabacchi Torino
Vendita Manifattura Tabacchi, all’asta per oltre 6 milioni

Vendita Manifattura Tabacchi: il no del Politecnico

Nessun interesse all’acquisto da parte del Politecnico di Torino come dichiarato dal Rettore, Guido Saracco. In molti immaginano invece il complesso come sede per una residenza universitaria all’avanguardia.

L’assessore regionale Andrea Tronzano vedrebbe di buon grado, per esempio, il coinvolgimento dell’Edisu, l’ente regionale per il diritto allo studio.

L’amministrazione comunale ha buone speranze per il futuro dell’edificio. Il sindaco Chiara Appendino ha inoltre sottolineato che l’area sarà valorizzata dal passaggio della metro 2 che partirà da Torino nord ecostituirà una linea diretta con il Politecnico.

Una storia travagliata quella del complesso, originariamento costruito nel 1768 e definitivamente abbandonato nel 1996. T

ra qualche mese si potrà ragionare a carte scoperte su quella che sarà la nuova vita dell’area da 46 mila metri quadrati. Potrebbe anche rappresentare una svolta per molti universitari torinesi.

Ilaria Di Pinto

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