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Storia del Salone del Libro di Torino: dal 1988 a oggi

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Da Alessandro Maldera

Maggio 16, 2025

Ingresso del Lingotto Fiere a Torino – sede ufficiale del Salone del Libro di Torino dal 1988 con bandiere internazionali esposte

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è la più importante fiera dell’editoria in Italia. È anche una delle maggiori in Europa. Nato nel 1988, questo evento ha attraversato oltre tre decenni di evoluzione, trasformazioni e sfide. È diventato un appuntamento culturale imprescindibile sia per gli addetti ai lavori sia per il grande pubblico dei lettori.

Di seguito ripercorriamo la storia del Salone del Libro di Torino. Dalla sua nascita visionaria fino alle recenti edizioni da record. Evidenzieremo i principali cambiamenti (sede, direzione artistica, nome), gli ospiti memorabili, l’importanza culturale e socioeconomica per Torino e per l’Italia. Infine, alcune curiosità poco note sulla manifestazione.

Biglietto d’ingresso del primo Salone del Libro di Torino del 1988 – documento storico della nascita della manifestazione

Le origini: un’idea luminosa e un successo inaspettato (1988-1992)

La storia del Salone del Salone del Libro di Torino inizia con un’idea “luminosa con un pizzico di follia”. Così la definì il premio Nobel per la letteratura Iosif Brodskij, inaugurando la prima edizione nel 1988.

L’idea nacque dall’incontro tra due figure visionarie della scena culturale torinese: Angelo Pezzana – scrittore e fondatore della storica Libreria Luxemburg – e Guido Accornero, imprenditore appassionato di libri e all’epoca azionista di maggioranza della casa editrice Einaudi.

Fu grazie alla loro iniziativa, sostenuta anche dalla vicepresidente regionale Bianca Vetrino, che Torino riuscì a organizzare la sua prima fiera libraria internazionale. In un periodo in cui il mondo dell’editoria italiana era concentrato quasi solo su Milano.

La prima edizione del Salone del Libro si tenne dal 18 al 23 maggio 1988, nel complesso di Torino Esposizioni. Riuscì a riscuotere un successo superiore a ogni aspettativa.

Alla cerimonia inaugurale, svoltasi al Teatro Regio, fu proprio Brodskij a celebrare l’evento con parole entusiaste. Sottolineò il coraggio visionario dell’iniziativa.

Quell’anno oltre 500 espositori parteciparono alla manifestazione. Circa 100.000 visitatori affollarono i padiglioni. Numeri sorprendenti per un paese non noto per alti indici di lettura.

L’anno seguente, nel 1989, gli espositori salirono a 873 e i visitatori a 120.000. Si trattò di un raddoppio netto rispetto all’esordio.

Insomma, fin dall’inizio la kermesse si impose come un evento di richiamo nazionale. Alimentò un entusiasmo generale. Importanti intellettuali come Umberto Eco furono presenti sin dalle prime edizioni, contribuendo al clima effervescente di quei giorni.

Nei primi anni, la sede del Salone restò Torino Esposizioni. Ma il rapido aumento di espositori e pubblico rese presto necessari spazi più ampi. Già con la sua quinta edizione nel 1992, la manifestazione si trasferì al Lingotto Fiere. Il grande centro congressi ricavato dall’ex stabilimento FIAT, riconvertito da Renzo Piano.

Il Lingotto sarebbe diventato la casa stabile del Salone negli anni a venire. Nel frattempo, il format dell’evento andava consolidandosi. Fin dal principio, il Salone fu pensato non solo come esposizione commerciale. Era anche un vivace festival della cultura, con incontri, dibattiti e conferenze.

Nel 1990 e 1991 il pubblico continuò a crescere, superando le 100.000 presenze ogni anno. Torino si confermava capitale italiana del libro, almeno per una settimana all’anno.

Padiglioni espositivi del Salone del Libro di Torino – stand editori e pubblico durante una delle edizioni più recenti

La crescita e i cambiamenti negli anni ’90 e 2000

Con l’inizio degli anni ’90, il Salone del Libro entrò in una fase di crescita e consolidamento. Nel 1994 nacque la Fondazione Salone del Libro, poi divenuta Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Fu fondata grazie agli enti pubblici locali: Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino.

La Fondazione prese in carico l’organizzazione dell’evento. Garantì una gestione solida per i due decenni successivi, dal 1994 al 2017. Il presidente fu Rolando Picchioni. La direzione editoriale venne affidata allo scrittore Ernesto Ferrero.

In quegli anni furono introdotte iniziative che arricchirono la formula del Salone. Dal 1996 ogni edizione ebbe un tema conduttore. Il primo fu “Il secolo delle donne?”. Dal 2001 venne introdotto anche un Paese ospite d’onore. I primi furono i Paesi Bassi e le Fiandre.

Queste innovazioni resero il Salone più internazionale. Lo avvicinarono per impostazione ai grandi saloni europei come Parigi o Francoforte.

Nel 1998 ci fu un cambio importante. Guido Accornero, co-fondatore e figura chiave nei primi dieci anni, lasciò la guida. Il motivo fu il dissesto finanziario delle sue attività.

Da quel momento, il Salone cambiò nome. Dal 1999 al 2001 si chiamò “Fiera del Libro”. Poi, dal 2002 al 2009, diventò “Fiera Internazionale del Libro”. Si trattava di un rebranding, che richiamava anche la storica Fiera di Firenze degli anni ’20 e ’30.

Dal 2010 la manifestazione ha ripreso il nome originario: Salone Internazionale del Libro di Torino. È la denominazione che mantiene ancora oggi.

Stand affollato di Newton Compton Editori al Salone del Libro di Torino – lettori tra pile di bestseller e romanzi popolari

Boom di pubblico, Salone Off e nuove sfide

Al di là del nome, questi furono anni di forte sostegno da parte delle istituzioni locali. Il Salone era ormai riconosciuto come evento strategico per il territorio.

Gli anni 2000 segnarono un vero e proprio boom. L’afflusso di visitatori crebbe vertiginosamente. Già a metà anni ’90 si erano superati i 200.000 ingressi. Nel 2006 si toccarono i 304.000 visitatori: un record storico.

Gli espositori superarono quota 1.400. Gli eventi in programma sfiorarono il migliaio ogni anno. Nel 2004 nacque il progetto Salone Off, con eventi fuori dai padiglioni. Il Salone si diffuse nelle biblioteche, librerie, teatri e circoli torinesi. L’obiettivo era coinvolgere tutti i quartieri e nuovi pubblici.

Nello stesso periodo nacquero anche progetti educativi. Tra questi Adotta uno scrittore, con incontri nelle scuole. E anche il concorso Nati per Leggere, lanciato nel 2004.

Ogni anno il Salone ospitava grandi nomi della letteratura mondiale. Accanto ai bestseller internazionali, trovavano spazio anche editori indipendenti e di nicchia. Tutto questo contribuì a consolidare il prestigio della manifestazione.

La storia del Salone del Libro di Torino in questo periodo è segnata da una crescita costante, ma anche da alcune difficoltà. Verso la fine degli anni 2000, la crescita rallentò. Internet e nuovi media iniziarono a cambiare le abitudini dei lettori. L’edizione 2010, pur partecipatissima (315 mila ingressi), segnò un piccolo calo rispetto agli anni precedenti.

Nonostante questo, il Salone rimase saldamente l’evento librario più grande d’Italia. Proprio nel 2010 venne istituito il Premio Salone Internazionale del Libro. I vincitori delle prime edizioni furono Amos Oz e Javier Cercas, scelti da pubblico ed espositori.

All’inizio degli anni 2010, il Salone poteva già vantare una storia ventennale. Era fatto di successi, innovazioni e di un ruolo sempre più centrale nel panorama editoriale internazionale.

Libri per bambini esposti al Salone del Libro di Torino – editoria per l’infanzia protagonista tra gli stand

Verso la crisi: gli anni 2010 e la concorrenza di Milano (2011-2017)

All’inizio degli anni 2010 il Salone del Libro continuava a prosperare. La manifestazione era ancora gestita dalla Fondazione per il Libro. Ernesto Ferrero restava saldo alla direzione editoriale, al timone da 18 edizioni consecutive.

Con il passare degli anni, però, emersero problemi gestionali ed economici. La Fondazione accumulò debiti e affrontò ritardi nei finanziamenti pubblici. La situazione peggiorò progressivamente, fino a diventare insostenibile nel 2016 e 2017.

Proprio in quel periodo si verificò una rottura nel mondo editoriale italiano. L’Associazione Italiana Editori (AIE), in dissenso con la gestione torinese, decise di creare una nuova fiera. Nacque così “Tempo di Libri”, organizzata a Milano. La prima edizione si tenne nell’aprile 2017, solo poche settimane prima del Salone torinese. Il messaggio era chiaro: una sfida diretta.

Il 2017 diventò un anno cruciale. Da un lato c’era Torino con la sua 30ª edizione, dall’altro la nuova fiera milanese promossa dai grandi editori. Il rischio che Milano potesse superare Torino sembrava reale.

Ma il risultato fu sorprendente. Il pubblico e la città si strinsero attorno al Salone torinese. L’evento fu un successo. I numeri parlarono chiaro: circa 165.000 visitatori a Torino contro 73.000 a Milano (inclusi gli eventi “fuori fiera”). Torino registrò più del doppio delle presenze rispetto alla rivale. La leadership del Salone non era in discussione.

La storia del Salone del Libro di Torino, in quel momento, si arricchì di una pagina memorabile: una vittoria morale, sancita da lettori, editori e operatori culturali. Il messaggio fu chiaro: “il Salone non si tocca”.

Cambi di direzione e nuova gestione dopo la crisi

Dietro le quinte, però, la situazione era drammatica. La Fondazione era allo stremo. I debiti portarono alla sua liquidazione nel 2017. Il Salone rischiò la chiusura definitiva.

In quel periodo avvennero importanti cambiamenti. Ernesto Ferrero lasciò la direzione editoriale dopo tanti anni. Al suo posto venne nominato Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega 2015. Lagioia portò subito nuove idee, energia e una visione più inclusiva. Aprì il Salone ai giovani autori, a temi attuali e a nuove collaborazioni, come quella con la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.

Nonostante lo slancio culturale, la situazione amministrativa restava fragile. La Fondazione non era più in grado di garantire l’organizzazione. Per evitare uno stop, intervennero il Comune di Torino e la Regione Piemonte. Affidarono la gestione provvisoria al Circolo dei Lettori.

Alla fine del 2018 si prese una decisione fondamentale. Il marchio “Salone Internazionale del Libro di Torino” fu messo all’asta, insieme al suo patrimonio storico e progettuale.

Partecipò un gruppo di imprenditori torinesi, fornitori storici della manifestazione. Si riunirono sotto l’Associazione “Torino, la Città del Libro. Vinsero l’asta. E così si aprì la strada a una nuova gestione privata, in accordo con gli enti pubblici.

Anche in quel momento difficile, la storia del Salone del Libro di Torino ha dimostrato la capacità della città di difendere e rilanciare la propria eccellenza culturale

La rinascita e il nuovo corso: dal 2019 a oggi

Dal 2019 il Salone del Libro di Torino ha vissuto una vera rinascita. L’Associazione Torino, la Città del Libro ha creato la società Salone Libro S.r.l.. Questo consorzio raccoglie circa trenta realtà imprenditoriali. L’obiettivo era garantire una gestione stabile e torinese all’evento.

Il marchio e i progetti del Salone sono tornati in mani locali. La vecchia Fondazione per il Libro è stata definitivamente superata. In questo nuovo assetto è stata coinvolta anche la Fondazione Circolo dei Lettori, partner operativo al fianco di Regione e Comune.

La direzione artistica è rimasta nelle mani di Nicola Lagioia. Con maggiore autonomia, Lagioia ha potuto lavorare al rilancio. Anche i grandi gruppi editoriali italiani sono tornati in fiera. Dopo l’esperienza milanese, avevano deciso di riabbracciare Torino.

L’edizione del 2019 ha segnato la ripresa. I visitatori sono stati 148.000, in lieve calo rispetto al biennio precedente. Ma il clima era positivo. Si respirava un’aria di rilancio e fiducia.

La storia del Salone del Libro di Torino ha trovato una nuova spinta proprio in questa fase di rinascita, in cui la manifestazione ha saputo adattarsi alle nuove sfide senza perdere la propria identità culturale.

Dal Covid alla consacrazione: tra resilienza e record

Poi è arrivata una sfida globale: la pandemia di Covid-19. Nel 2020 il Salone, previsto per maggio, è stato annullato nella sua forma fisica. Ma gli organizzatori non si sono arresi. Hanno creato un’edizione online straordinaria, chiamata “SalTo Extra”, svoltasi dal 14 al 17 maggio 2020. Prevedeva conferenze e presentazioni in streaming. Questo esperimento fu un prototipo. Propose nuove modalità di fruizione, senza rinunciare all’anima del Salone.

Nel 2021, con il miglioramento della situazione sanitaria, il Salone è tornato in presenza. Si è svolto eccezionalmente in autunno, dal 14 al 18 ottobre. Anche con le restrizioni, l’edizione è stata un successo: 150.000 ingressi.

Dal 2022, il Salone ha ripreso la sua collocazione tradizionale a maggio. Quell’anno il tema era “Cuori selvaggi”. Lo scrittore Amitav Ghosh tenne la lectio inaugurale. I visitatori furono 168.000, in crescita rispetto all’anno precedente. Un ritorno ai livelli pre-pandemici.

Nel 2023 arrivò la consacrazione del nuovo corso. La 35ª edizione, intitolata “Attraverso lo specchio”, batté ogni record. 215.000 visitatori, il massimo di sempre. Solo il sabato si contarono 60.000 persone al Lingotto. I padiglioni erano affollati di lettori, famiglie, scuole, giovani. Il 2023 fu anche l’ultimo Salone diretto da Lagioia. Un’uscita di scena trionfale.

Nel 2024 c’è stato un cambio di direzione. Dopo sette edizioni, Lagioia ha passato il testimone ad Annalena Benini. Giornalista e scrittrice, è stata nominata direttrice della 36ª edizione.

Sotto la sua guida il Salone ha continuato a espandersi. Sono stati aggiunti nuovi spazi espositivi, tra cui un Padiglione 4 temporaneo per ampliare l’area Bookstock, dedicata ai giovani. Sono cresciuti anche i progetti speciali, come la collaborazione con la Pinacoteca Agnelli sulla Pista 500 del Lingotto. Qui è nato un dialogo tra libri e arte contemporanea.

Le ultime edizioni hanno mostrato una crescente attenzione per sostenibilità, innovazione e temi sociali. Sono stati valorizzati start-up editoriali, audiolibri e fumetti.

Anche in questa fase recente, la storia del Salone del Libro di Torino continua a rappresentare un laboratorio culturale vivo, uno specchio dinamico dei cambiamenti della società.

Andamento dei visitatori dal 1988 al 2023 – Storia del Salone del Libro di Torino attraverso i dati di affluenza

Ospiti illustri e momenti memorabili

In oltre trent’anni di storia, il Salone del Libro di Torino ha accolto un’infinità di grandi nomi. Dalla letteratura alla scienza, dalla filosofia allo spettacolo. I palchi del Salone (anzi, i tanti palchi delle sale convegni) hanno visto sfilare premi Nobel, autori bestseller, pensatori influenti e figure pop capaci di avvicinare nuovi pubblici ai libri.

Fin dalla prima edizione si puntò in alto. Nel 1988, il premio Nobel Josif Brodskij fu l’ospite inaugurale. Un segnale forte della vocazione internazionale dell’evento.

Nel ripercorrere la storia del Salone del Libro di Torino, spiccano proprio le presenze di alcuni tra i più importanti intellettuali del nostro tempo. Negli anni sono passati da Torino moltissimi altri Nobel: Wole Soyinka, Herta Müller, Orhan Pamuk, Svetlana Alexievich, Abdulrazak Gurnah. E poi praticamente tutti i grandi scrittori italiani. Da Umberto Eco a Dacia Maraini, da Camilleri a Susanna Tamaro, fino ai più recenti Zerocalcare o Paolo Cognetti.

Il versante internazionale ha visto protagonisti nomi altisonanti: Isabel Allende, Ken Follett, Salman Rushdie. Ma anche fumettisti, sceneggiatori, autori crossover come Neil Gaiman, Paco Roca, Guillermo Arriaga.

Storia del Salone del Libro di Torino tra polemiche, performance e cultura pop

Il Salone ha ospitato anche personalità fuori dal mondo letterario, ma legate alla cultura. Filosofi come Zygmunt Bauman o Michel Serres. Scienziati-divulgatori come Margherita Hack e Alessandro Barbero. Attori e registi appassionati di letteratura, come Roberto Benigni, che ha letto Dante. Persino sportivi e cantanti con un libro da raccontare. Nel 2023, ad esempio, Federica Pellegrini ha presentato la sua autobiografia. Jovanotti ha portato il suo libro fotografico.

Momenti memorabili? A bizzeffe. Dalle lectio magistralis dell’antropologo Marc Augé (2007), alle code infinite per Fabio Volo o Zerocalcare, fino ai dibattiti che hanno acceso polemiche a livello nazionale.

Tra gli episodi più discussi, l’edizione 2008. Il Paese ospite era Israele, per celebrare i 60 anni dalla sua fondazione. La scelta suscitò proteste e prese di posizione. Il Salone confermò l’invito in nome del dialogo culturale.

Nel 2019, invece, scoppiò la bufera per la presenza iniziale di un editore vicino a movimenti neofascisti. La notizia suscitò indignazione. Alcuni ospiti annullarono la partecipazione. Alla fine, l’organizzazione decise di escludere quello stand, riaffermando i valori democratici e antifascisti.

Oltre ai grandi dibattiti, il Salone ha ospitato anche eventi speciali: mostre bibliografiche, esposizioni di edizioni rare (come quelle leonardesche del 2019), celebrazioni come il centenario di Italo Calvino nel 2023, reading musicali (indimenticabile Vinicio Capossela nel 2012) e flash mob letterari.

La storia del Salone del Libro di Torino è anche questo: un continuo equilibrio tra alto e popolare, memoria e innovazione, locale e globale. Un mosaico culturale che resta impresso nella memoria di chi partecipa. Un evento che non si limita a raccontare la cultura, ma la fa vivere.

Riproduzione della Mole Antonelliana tra i libri in vendita al Salone del Libro di Torino – simbolo della città protagonista della fiera

L’importanza culturale e socioeconomica per Torino e l’Italia

Il Salone Internazionale del Libro di Torino non è solo una fiera. È un fenomeno culturale e socioeconomico che ha trasformato l’identità della città e ha inciso sul panorama nazionale.

Culturale

Dal punto di vista culturale, il Salone ha contribuito a rendere Torino una vera capitale italiana della cultura. Ha aiutato la città a ridefinirsi dopo il declino industriale. Per cinque giorni ogni anno, Torino diventa il punto d’incontro di scrittori, editori, studiosi e lettori da tutta Italia.

Questa concentrazione di incontri e dibattiti ha avuto un effetto moltiplicatore sulla vita culturale torinese. Sono nati progetti come il Salone Off, che porta eventi nei quartieri e nelle carceri (grazie all’iniziativa Voltapagina). Oppure il Salone 365, che propone incontri con autori durante tutto l’anno.

Il Salone ha sostenuto anche il tessuto editoriale locale. Ha favorito la nascita di librerie indipendenti, case editrici, progetti come il Circolo dei Lettori. Ha reso Torino un ecosistema vivo per chi fa e ama i libri.

Nazionale

A livello nazionale, il Salone è il maggior appuntamento del settore editoriale. È il momento in cui si presentano le novità, si firmano contratti, si vendono e comprano diritti (grazie all’International Rights Center).

Per molte case editrici indipendenti, partecipare al Salone è un trampolino di lancio. La visibilità può fare la differenza.

Negli anni, il Salone ha intercettato anche le nuove tendenze. Ha dedicato spazi a start-up editoriali, editoria digitale, audiolibri, fumetti, gaming narrativo. Ha saputo evolversi con il mercato.

Educativo

Il Salone svolge anche un ruolo educativo importante. Ogni anno coinvolge migliaia di studenti. Nel 2023, ben 25.000 ragazzi hanno partecipato a laboratori, incontri e concorsi. È un investimento concreto nella promozione della lettura tra le nuove generazioni.

Economico

Sul piano economico, l’impatto del Salone per Torino è enorme. Nel 2023, il ritorno economico sull’area torinese è stato stimato in oltre 92 milioni di euro. Una cifra triplicata rispetto al 2017.

Questa somma comprende biglietti, acquisti di libri, pernottamenti, ristoranti, trasporti e indotto generato in città. Con oltre 200.000 visitatori, Torino registra spesso il tutto esaurito durante i giorni del Salone.

Inoltre, l’evento crea centinaia di posti di lavoro temporanei. Solo nel 2023, se ne sono contati oltre 640 tra organizzazione, allestimenti e servizi vari. Anche il gettito fiscale è rilevante: circa 16 milioni di euro in entrate erariali generate.

Internazionale

Oltre ai numeri, c’è qualcosa che non si può misurare: il prestigio internazionale. Il Salone ha aiutato Torino a riposizionarsi nel mondo. Ha rafforzato l’immagine della città come polo culturale. Ogni anno, grazie ai Paesi ospiti e alle delegazioni estere, Torino entra in contatto con operatori internazionali, creando nuove reti e opportunità.

Il Salone ha ispirato anche altri eventi in Italia. Fiere come “Più Libri Più Liberi” a Roma e molti festival letterari locali devono qualcosa a quell’idea nata nel 1988.

In sintesi, il Salone è oggi un patrimonio culturale ed economico della città. Una festa per i libri, una leva per l’economia, una scintilla che continua a illuminare Torino.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende