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Furti di biciclette a Torino: tre i mezzi rubati al giorno

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A Torino sono sempre di più le denunce di furti di biciclette: catene e lucchetti non bastano a proteggere i mezzi dai ladri.

Sono 1.177 le biciclette rubate nel 2022 a Torino

Non importa che sia giorno o notte, che ci si trovi in un cortile o su una strada. I furti delle biciclette, a Torino, stanno diventando sempre più un problema. Sono almeno tre i mezzi a due ruote che vengono rubati ogni giorno, dato che potrebbe crescere ancora di più se ai furti denunciati si aggiungessero anche quelli delle vittime che non hanno sporto denuncia.

Se si guardano i dati relativi al periodo pre-Covid (2019), le denunce per furto di bicicletta raccolte dalla Questura di Torino erano 794. Invece, nel 2022, le bici scomparse sono salite a 1.177. La situazione potrebbe essere peggiorata proprio perché, dopo la pandemia, il numero di due ruote su strada è aumentato vertiginosamente. Molti, infatti, sia per fare un po’ di movimento, sia per limitare situazioni a rischio contagio, hanno deciso di passare alla mobilità green e acquistare così una bicicletta. A contribuire all’impennata dei mezzi presenti in città, è stato anche il Governo, che ha messo a disposizione dei cittadini il cosiddetto il bonus bici.

Come proteggersi dai ladri?

Le bici più prese di mira dai ladri, sono le “bici da palo“. In gergo, il termine indica quelle biciclette che, a occhio, hanno un valore medio-basso, vengono legate con lucchetti e catene e che, per i ladri, sono più semplici da forzare. Si tratta di mezzi che vengono venduti abbastanza in fretta, anche se il guadagno è comunque minimo.

Le comunità di ciclisti, ormai, si proteggono soprattutto con il passaparola: i consigli, che spesso vengono condivisi sui gruppi online, non proteggono al 100%, ma evitano di incorrere in errori grossolani che possono facilitare i ladri. I pali dei cartelli stradali, ad esempio, risultano essere uno dei luoghi peggiori dove assicurare la propria bici. Con qualche scossone, infatti, possono essere facilmente rimossi, in modo che la bicicletta risulti libera di essere portata via. Da preferire sono gli archetti e le rastrelliere, che vanno legati assicurando sempre il telaio e almeno una delle due ruote. Queste ultime, insieme ai sellini, sono le prime a essere portate via, poiché facilmente smontabili. Un altro comportamento sconsigliato è quello di lasciare il mezzo legato sempre nello stesso punto.

Può capitare che, una volta finite le proprie commissioni, la bicicletta possa avere una ruota bucata o, addirittura, essere legata con un’altra catena. Si tratta di un espediente dei ladri per prendere tempo e tornare sul luogo indisturbati in altri orari.

La priorità dei ciclisti, però, rimane capire come legare il mezzo in modo da renderla più al sicuro possibile. Catene e lucchetti non sono i metodi più sicuri. Se si vuole riportare la bici a casa, il consiglio è quello di non risparmiare: u-lock e ultimi sistemi di sicurezza sono quindi i più consigliati.

To-bike: i troppi furti di biciclette hanno affossato il servizio di Torino

Il vandalismo e i furti sono certamente stati una delle cause principali della chiusura di To-bike. Il servizio non è mai stato nuovo ad atti di vandalismo, ma a un certo punto il problema si è fatto insostenibile. Nel solo 2022, infatti, To-bike ha registrato circa 900 bici vandalizzate o rubate. Il tutto si è andato ad aggiungere ai ripetuti e immotivati danni alle colonnine.

Nel 2012, è addirittura nata una task force dei vigili apposita in prossimità del progetto “Ladri di biciclette”, il cui focus era anche quello di recuperare le bici To-bike. Il gruppo, in tre anni di attività, ha recuperato su 864 bici rubate più di 170 mezzi. Secondo i vigili, i primi posti in cui si può iniziare a cercare la propria bici sono i mercati cittadini. Tanti mezzi, però, dopo il furto vengono spediti all’estero, cosa che rende quasi impossibile il recupero.

Ora, la speranza è quella che un progetto simile possa presto partire in città. Alle biciclette e ai cittadini torinesi, infatti, ora più che mai serve più vigilanza.

Asja D’Arcangelo

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