Cronaca di Torino

All’ex Moi di Torino iniziano ad arrivare i primi studenti

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Sono quasi terminati i lavori per trasformare in appartamenti le sette palazzine dell’ex Moi di Torino. Gli alloggi, che già oggi sono occupati da un centinaio di ragazzi, presto ospiteranno quasi 400 studenti.

Il nuovo dormitorio dell’ex Moi inizia finalmente a vivere

Nonostante la struttura aprirà ufficialmente il 10 maggio, sono circa un centinaio gli studenti ad aver già occupato le palazzine dell’ex Moi di Torino. Gli alloggi di via Giordano Bruno, infatti, sono già pronti e presto arriveranno a ospitare un totale di 388 persone. La struttura è gestita da Camplus, una società che si occupa di housing sociale per studenti universitari. Assieme ad altre realtà, tra cui l’Università, la Fondazione Compagnia di San Paolo, Sinloc, al Comune e a Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, Camplus ha lavorato a lungo per riqualificare il complesso dallo stato di degrado in cui versava.

Costruito per le Olimpiadi Invernali di Torino del 2006, il Moi si era poi velocemente trasformato in un rifugio per numerose famiglie di migranti. In assenza di altre risposte delle istituzioni, la struttura era in grado di fornire un tetto sulla testa a tutti coloro che non avevano un posto dove andare. Tra i tanti che avevano occupato gli edifici colorati del quartiere, però, c’era anche chi aveva iniziato a spacciare e, nel 2019, in zona c’era stato anche un omicidio che, dalle prime indagini, era stato collegato alla mafia nigeriana. Nel corso degli anni, i migranti sono stati trasferiti in altri spazi e questi ambienti, una volta liberati, sono stati riqualificati.

Il futuro della zona: mancano i servizi dedicati i giovani

Gli spazi dell’ex Moi di Torino, oggi, sono diventati monolocali, bilocali e trilocali con cucina. Il 45% dei posti letto sarà affittato a tariffa piena per chi vorrà soggiornare per brevi periodi, mentre il 55% sarà dedicato agli studenti, che potranno avvalersi di tariffe convenzionate.

L’unico problema della zona, ora, è che mancano in tutto e per tutto i servizi. Oggi, infatti, tutta la zona di via Giordano Bruno non è che un grande dormitorio: mancano sia i supermercati che locali in grado di rendere un po’ più vivo il quartiere. Infatti, oltre alle palazzine appena riqualificate, in zona ci sono solamente due edifici del Coni Piemonte, un ostello della gioventù e delle altre residenze dell’Atc. Rendere più attrattiva la zona, inoltre, sarebbe un vantaggio anche per il Comune. La Città, infatti, da anni cerca un luogo in cui far spostare parte della movida di San Salvario. Questa zona del quartiere Filadelfia sarebbe perfetta, data anche la grande disponibilità di posteggi e la presenza della metropolitana dall’altra parte della passerella olimpica e della promenade della Regione.

Una delle ipotesi è quella di occupare con dei locali e un supermercato le arcate. La struttura, in parte del Comune e in parte della Fondazione XX marzo, si affaccia inoltre sulla ferrovia. Questa caratteristica la renderebbe ideale, dal momento che l’affollamento dei giovani non disturberebbe la quiete pubblica. Anche piazza Galimberti potrebbe essere un luogo papabile per ospitare i servizi del nuovo quartiere, dal momento che qui l’80% delle saracinesche sono ancora chiuse. Tra le altre idee, poi, ci sarebbe anche quella di trasformare, con il contributo delle fondazioni bancarie e di Camplus, la piastra sopra il sottopasso di corso Giambone in un campo da padel.

Asja D’Arcangelo

Foto di Federico Tisa

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