Cronaca di Torino

Intervista ad Alessandro Zerbetto, co-fondatore di Sunspeker, startup tutta torinese

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Abbiamo avuto il piacere di incontrare Alessandro Zerbetto, co-fondatore di Sunspeker, una startup tutta torinese che coniuga innovazione, sostenibilità ed eleganza estetica grazie a un’intuizione rivoluzionaria per i pannelli solari. Dal Parco del Valentino alla conquista del mercato mondiale, chiacchierando insieme sulla Torino di oggi e su quella che vorremmo vivere nel 2050.

• Sunspeker è una startup torinese giovane e ideata da giovani, il cui obiettivo è lo sviluppo di soluzioni fotovoltaiche sostenibili ed esteticamente integrate: come nasce l’intuizione di realizzare cover per pannelli solari e a che punto del percorso è il vostro progetto imprenditoriale?

È del mio socio Fabrizio la mente colta dall’intuizione. Lui è un Maverick, riesce a vedere le cose da un punto di vista diverso e ad individuare soluzioni non convenzionali. Riconobbe l’esigenza di avere pannelli estetici e si prodigò per trovare una risposta, che fosse la migliore possibile. Investì tanto tempo e denaro in ricerca e sviluppo, ma ciò ha reso possibile individuare una soluzione geniale e brevettarla. Sull’idea di ricoprire i pannelli con una pellicola è stata la sua esperienza nell’attività di famiglia (il padre di Fabrizio è carrozziere) che portò a conoscere e impiegare la tecnica del wrapping.
Riguardo il nostro percorso, abbiamo già lavorato tanto, ma siamo solo (quasi) a metà strada. In questi tre anni di progetto siamo cresciuti moltissimo nelle nostre capacità, e dopo aver pivotato (ndr significa cambio di strategia di una startup in relazione, per esempio, al posizionamento del suo prodotto) l’anno scorso (prima volevamo realizzare dei Totem pubblicitari) abbiamo ottenuto un gran bel riscontro con l’investimento da Cassa Depositi e Prestiti. Significa, oltre ad avere risorse finanziarie per portare avanti le attività, che siamo sulla strada giusta e che la nostra visione del futuro è condivisa. Inoltre, abbiamo realizzato la prima installazione pagata e altre ne seguiranno. È un momento davvero stimolante!


• Il termine “Smart”, in abbinamento a “Sustainable”, è la vera innovazione, oltreché il mantra di Sunspeker: che importanza rivestono valori come l’eleganza e l’estetica in campo tecnologico?

Quando si accostano i termini eleganza/estetica e tecnologia vengono subito in mente prodotti e aziende di assoluta eccellenza. Ai miei studenti di innovazione (ho diversi corsi come docente in ambito innovazione o economia aziendale) porto spesso l’esempio di Apple, azienda che ha saputo coniugare nei suoi prodotti un’eccellenza estetica e una grande innovatività, impattando fortemente il nostro modo di vivere ed ottenendo un successo economico e reputazionale enorme.
Per quanto riguarda Sunspeker, la sostenibilità è essenziale e guida i nostri intenti, rivolti a contribuire alla decarbonizzazione del pianeta (anche il nostro prodotto è riciclabile al 100%), ma lo vogliamo fare con italianità, in modo intelligente e con gusto. Crediamo che rendere qualcosa di giusto ma “bruttino”, come i pannelli solari, anche estetico non può che favorirne l’adozione, in particolare nella nostra bellissima e storica Italia.


• Legami forti con il territorio sabaudo, ma anche e soprattutto sapore internazionale: i vostri prodotti hanno infatti l’obiettivo di conquistare il mercato mondiale…


Si, siamo fortemente radicati sul territorio ma con l’auspicio che il nostro prodotto possa avere una diffusione internazionale. Abbiamo due mercati prevalenti: l’integrazione estetica del fotovoltaico per gli edifici e quello pubblicitario (con la nostra pellicola possiamo rendere praticamente ogni pannello solare capace di veicolare un messaggio pubblicitario, mantenendone la capacità di produrre energia). Mentre per il primo mercato vediamo un maggior interesse in Italia e in Europa, per il secondo mercato, vediamo grandi potenzialità ovunque, in particolare nei paesi emergenti molto urbanizzati.


Sul sito sunspeker.com è possibile scorgere la frase iconica “Inspired by Olivetti”: perché proprio Olivetti come fonte d’ispirazione e che cosa in particolare vi piacerebbe emulare nel percorso ultracentenario dell’azienda eporediese?

Olivetti rimanda subito ad un periodo in cui l’Italia viveva il suo miracolo economico. L’azienda in particolare ha saputo affermarsi a livello mondiale, con prodotti caratterizzati da grande innovatività. Ma dietro c’era metodo ed organizzazione, serietà e dedizione. Ci auguriamo di poter fare un percorso simile, magari un giorno scriveranno da qualche parte “Inspired by Sunspeker”.


• Adesso veniamo a lei e al suo rapporto con Torino. Come descrive la nostra città con 3 aggettivi?


Bella. Trovo Torino una città bellissima, che con angoli sconosciuti riesce ancora a stupirmi.
Regale. Le zone del centro sono effettivamente maestose, c’è tanta storia e tanta cultura stratificata
A misura d’uomo. La dimensione della città permette di mantenere un’alta qualità di vita

• Cos’è che proprio non ama di Torino, cosa cambierebbe


Che proprio non amo, non c’è nulla. Ritengo però Torino un po’ chiusa. Quando vado in alcune parti d’Italia o in alcune luoghi all’estero vedo maggior facilità nell’interagire e nel conoscere persone, nel creare opportunità, anche nel fare business. Su questo, serve provare ad essere più aperti.


• Crede che Torino possa sentirsi una città europea, a respiro internazionale


Assolutamente SI! Abbiamo tutti gli elementi per essere riconosciuti all’estero e già lo siamo. Abbiamo le Università, l’industria, i musei. A parte il mare, non ci manca nulla e siamo circondati dalla bellezza delle montagne e delle Langhe che rende Torino unica.
Serve però continuare a portare avanti le grandi iniziative, ad esempio nella realizzazione di eventi come gli ATP o come è stato Eurovision, per dare alla città visibilità internazionale. Poi, ovviamente, realizzare le infrastrutture per rendere agevole l’interconnessione con l’estero. La proposta di valore della città è chiara, Torino vuole essere la città dell’innovazione e del cibo!


• Immaginiamo lei viaggi spesso per lavoro, di cosa ha nostalgia o “saudade” quando è lontano da Torino?


Non viaggio così spesso per lavoro in realtà. In ogni caso, quello che mi manca di più quando lontano sono ovviamente le persone cui voglio bene. Noto inoltre che, altrove, la qualità della vita difficilmente è alta come qui: Torino, con le sue dimensioni, è una città a misura d’uomo. Poi, se fuori dall’Italia, ho un po’ di nostalgia per la cultura gastronomica!

• In tema di innovazione e sostenibilità, che cambiamenti si aspetta da Torino nei prossimi decenni: insomma, che tipo di città immagina/sogna di vivere nel 2050?

Dopo il legame con l’automotive, Torino si affermerà sempre di più come città italiana dell’innovazione. A sostegno di questo vedo il grande impegno dei tanti attori del territorio impegnati a convergere per creare un ecosistema forte. Riguardo la sostenibilità, secondo i piani, già al 2030 Torino sarà carbonicamente neutrale, dunque una città sempre più verde e con servizi per la mobilità di eccellenza. Speriamo di potervi contribuire con tante installazioni di Sunspeker! Al 2050 mi auguro Torino sia all’avanguardia nel mondo sul tema sostenibilità, e considerata un caso studio da emulare.

• Per chiudere, quali sono i suoi luoghi del cuore in città e la routine che proprio non cambierebbe?

Tra i miei posti del cuore c’è sicuramente il parco del Valentino, dove nelle mezze stagioni mi piace fare una passeggiata, un giro in bicicletta, o anche solo leggere un libro sulle panchine. Poi San Salvario per incontrarsi, le serate alle OGR e le cene d’estate con gli amici in piazzetta IV Marzo.

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