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Il Comune di Torino pensa a una schedatura del DNA dei cani

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Una schedatura del DNA di tutti i cani di Torino è la proposta per combattere l’inciviltà di alcuni padroni e ripristinare il decoro urbano. Si pensano a delle sanzioni per i padroni incivili di cani domestici senza microchip.

Torino prende spunto da Carmagnola e inizia la schedatura del DNA dei cani

Ricercare la compagnia di un animale domestico sta diventando una scelta che sempre più persone fanno, anche in città. Tuttavia, non tutti i padroni possono definirsi cittadini modello, rispettosi degli spazi pubblici. Nonostante tutti gli sforzi del Comune, infatti, il fenomeno delle deiezioni canine lasciate lungo i marciapiedi o nei pressi di zone verdi continua. Con l’arrivo del caldo, tra l’altro, la situazione diventa ancora più insonstenibile dato che gli olezzi tendono ad intensificarsi.

Per questo motivo, in seno a una riunione in Circoscrizione 2 sulle aree cani tenutasi pochi giorni fa si è discusso su un nuovo metodo per arginare il fenomeno. La soluzione prevede la schedatura del DNA dei cani di tutta Torino: l’opzione è però da relegarsi a quelli con padrone e dotati di microchip. In questo modo sarà possibile risalire alla persona specifica e sanzionarla secondo le norme vigenti.

La nuova strategia riprende la campagna “Con il DNA di Fido, io mi fido!” promossa dal comune di Carmagnola e attiva già da un anno. Oltre alle multe inviate direttamente a casa, l’obbiettivo è quello di responsabilizzare i padroni al fine di migliorare l’esperienza cittadina a residenti e turisti.

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Una schedatura del DNA di tutti i cani di Torino è la proposta per combattere l’inciviltà di alcuni padroni e ripristinare il decoro urbano.

Come funzionerà il nuovo metodo per sanzionare i padroni incivili?

Il funzionamento della schedatura DNA dei cani di Torino sarà possibile grazie alla collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico, il quale si occuperà delle analisi. I campioni saranno raccolti dai vigili poiché non è possibile mettere delle telecamere nelle aree dedicate identificando subito la persona non curante. Dai campioni, invece, sarà possibile risalire al padrone da sanzionare in modo indiretto senza contravvenire alle norme.

Tuttavia, sorgono immediatamente delle problematiche: poco meno del 50% dei cani dei torinesi possiede un microchip. In aggiunta, spesso sono proprio i padroni di questi cani ad essere i più attenti e a utilizzare gli appositi sacchetti.

La schedatura del DNA dei cani a Torino sembra quindi una soluzione dalla non facile applicabilità. Sebbene i costi siano relativamente bassi con il Comune pronto a contribuire per una parte, l’operazione inizialmente verrà testata soltanto in alcuni quartieri o circoscrizioni.

Filippo Pio Monteverdi

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