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La torinese Invicta vince contro il Principe Harry: il rampollo non può registrare il suo marchio

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Invicta vince la sua battaglia legale contro il Principe Harry.

L’azienda torinese, nota in tutto il mondo per la produzione di zaini e di altri elementi di abbigliamento, ha condotto con successo la sua lotta contro Il brand che avrebbe dovuto essere lanciato dal rampollo della famiglia reale inglese.

Il secondogenito del Principe Carlo e Diana aveva infatti pensato di introdurre sul mercato il marchio Invictus. Il suo nome era collegato all’associazione fondata nel 2014 proprio dal principe Harry, impegnata nella creazione di Giochi in onore dei veterani di guerra.

Proprio lo slogan pubblicitario “I’m Invictus” ha generato qualche perplessità da parte dell’azienda di Leinì e del pubblico. Quest’ultimo, in particolare, è sempre stato portato ad associare il nome Invicta a zaini e gadget: tutti oggetti che anche Invictus si proponeva di produrre.

La battaglia legale tra Invicta e il Principe Harry: l’esito positivo per l’azienda torinese

Dopo aver esposto le proprie ragioni, Invicta ha fatto partire una sua personalissima battaglia legale contro questa novità introdotta dal Principe Harry.

L’analisi degli esperti chiamati in causa ha dato ragione al marchio Torinese. In effetti, i nomi delle aziende sarebbero stati troppo simili e avrebbero indotto in confusione i potenziali clienti di uno o dell’altro brand.

A questo proposito, i giudici della contesa hanno disposto che il Duca di Sussex non potrà registrare il marchio con il nome scelto in origine. In questo caso, qualora il Principe Harry volesse portare avanti la sua iniziativa imprenditoriale in questo campo, dovrà farlo sotto un’altra nomenclatura.

Il Principe Harry, dunque, dovrà studiare un nuovo nome per il suo brand, per lanciare le sue linee di zaini, gadget e prodotti di abbigliamento. Al contrario, Invicta potrà stare tranquilla nella conservazione del suo storico nome, senza che ci siano equivoci sul possibile scambio di identità tra una realtà e l’altra. Un piccolo grande successo per l’azienda torinese, che potrà continuare a conservare la sua unicità.

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