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Torino, i fruitori del Reddito di Cittadinanza lavoreranno per il Comune

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Il Comune di Torino ha deciso di sfruttare la forza lavoro dei percettori del Reddito di Cittadinanza per opere di lavoro di pubblica utilità.

Infatti il sussidio governativo presenta una clausola che impone ai fruitori la messa a disposizione per lavori di pubblica utilità. Se il ricevente rifiuta per tre volte la chiamata al lavoro il sussidio decade.

Tuttavia, anche complice la pandemia, le amministrazioni comunali spesso hanno rinunciato a sfruttare i beneficiari del Reddito. In Piemonte il Comune di Brandizzo ha deciso da tempo di sfruttare la forza lavoro dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza, pena la sospensione dell’importo di denaro.

I percettori del Reddito di Cittadinanza dovranno lavorare per il Comune di Torino: i dettagli

Francesco Tesso, assessore ai servizi demografici, ha annunciato a marzo che alcuni beneficiari del Sussidio governatori verranno dirottati nell’ufficio anagrafe per smaltire il lavoro arretrato dai dipendenti comunali.

Ma non solo, il Comune di Torino studia diverse occupazioni per chi percepisce il redditto sociale. Infatti tra le zone scoperte ci sono biblioteche, musei civici e l’affiancamento dei vigili urbani nella gestione del traffico nei pressi delle scuole.

Il bacino a cui attingere è importante, quasi 6 mila fruitori, ma al momento il Comune vorrebbe sfruttare soltanto mille lavoratori entro il 2022.

Il Comune, nella persona dell’assessore ai servizi sociali – Jacopo Rosatelli – ha emanato una delibera per i progetti di pubblica utilità (PUC). Nella delibera si fa riferimento alla direttiva governativa di sfruttare almeno un terzo dei beneficiari del Reddito di Cittadinanaza.

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