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Torino, il Tar boccia il ricorso del Club Scherma contro il Comune

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A Torino il Tar ha bocciato l’ultimo ricorso presentato dal Club Scherma contro il Comune.

Oggetto della disputa che dura ormai da 4 anni è la gestione di Villa Glicini, ovvero l’impianto in viale Ceppi.

Qui il Club ha la sua sede dal 1954, ma l’altro ieri è arrivata la sentenza della seconda sezione presieduta da Gianluca Bellucci.

Lo scorso 4 ottobre il Comune aveva pubblicato un bando per trovare un nuovo concessionario della struttura. Tutto era poi stato sospeso il 10 dicembre, su ordine del Consiglio di Stato.

Infatti, il Club dopo appena 10 giorni aveva chiesto di annullare il bando, ritenendo di poter restare a Villa Glicini fino a fine 2023.

La sentenza di due giorni fa dà ragione al Comune e le motivazioni del Club risultano non fondate. Per questo ora l’amministrazione torinese potrà far ripartire la procedura.

I tempi per trovare un nuovo concessionario dovrebbero aggirarsi sui 3 mesi.

Per l’inizio dell’estate, dunque, Villa Glicini potrebbe avere già un nuovo concessionario, anche se il Club Scherma presenterà istanza cautelare di sospensione della sentenza.

Torino, Tar boccia ricorso del Club Scherma: tutti i dettagli

Al bando del Comune avevano già risposto in tre: l’Accademia scherma Marchesa, Bergamasca Scherma e infine proprio il Club Scherma.

Il 10 novembre erano state aperte le buste con le offerte, ma un mese dopo il Consiglio di Stato aveva bloccato l’iter, mettendo in stand by anche le buste con le proposte tecniche ed economiche.

Era stato proprio il Club Scherma a sollecitare un approfondimento sulla legittimità del bando, sostenendo il suo diritto a restare a Villa Glicini fino al 31 dicembre 2023.

Il Club Scherma si appellava a una norma del decreto sostegno che si proponeva di aiutare le associazioni sportive messe in difficoltà dalla pandemia.

Per il Comune però la commissione risultava scaduta dal 2016, quindi i giudici avevano lasciato la parola al Tar chiedendo una sentenza definitiva, arrivata l’altro ieri.

Secondo il Tar, il Club non ha diritto di rifarsi al decreto sostegni perché nel 2016 era scaduto il rapporto Comune-Club ed era già stata stabilita anche la decadenza del concessionario.

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