Cronaca di Torino

Torino, tornano le Extinction Rebellion davanti al Consiglio regionale: “Nude contro le vostre menzogne”

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A Torino il gruppo Extinction Rebellion torna a farsi sentire, questa volta esibendo donne nude.

L’associazione ambientalista torna così a manifestare a Torino dopo la protesta per la secca del Po.

E’ un gruppo in lotta per il clima che si unisce alle mobilitazioni per l’8 marzo. Si tratta di un gesto simbolico quello di restare a seno scoperto per sensibilizzare su come le donne subiscano maggiormente le conseguenze della crisi ecoclimatica.

Il tutto è successo martedì 8 marzo 2022, in occasione della Festa contro la violenza sulle donne. Alcune attiviste del movimento per il clima Extinction Rebellion si sono spogliate, rimanendo a seno scoperto, davanti all’ingresso di Palazzo Lascaris, luogo in cui stava per iniziare la seduta di ieri del Consiglio regionale a Torino.

Si tratta di un gesto simbolico per sensibilizzare su come le donne siano maggiormente vittime della crisi ecoclimatica. Sui loro corpi vi erano scritte come “ingiustizia climatica”, “abuso climatico” o ancora “stupro climatico”.

All’arrivo dei consiglieri tra le 9 e le 10 del mattino, le attiviste sono rimaste immobili, intonando cori.

Tutte le attiviste avevano tra i capelli e in vita una fascia color fucsia, il colore simbolo di “Non Una Di Meno”, movimento transfemminista internazionale che ha lanciato lo sciopero e la mobilitazione in occasione della giornata mondiale della donna.

le Extinction Rebellion si esibiscono nude a Torino: i dettagli

Dire che le donne subiscano maggiormente le conseguenze della crisi ecoclimatica è vero.

L’emergenza impatta in maniera devastante sulle vite delle donne di tutto il mondo.

Secondo un rapporto dell’ONU, l’80% dei rifugiati climatici risultano essere donne.

Già nel 2020 si era notato come le pandemie, gli shock climatici e il degrado ambientale stessero portando un aumento dei casi di violenza, stupri e una maggiore povertà.

Nel 2021 si stima che gli eventi climatici estremi abbiano impedito almeno 4 milioni di ragazze nei paesi a basso e medio reddito di completare il proprio ciclo di studi.

(foto teleambiente.it)

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