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Enogastronomia, ristorazione in crisi a Torino e provincia

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La ristorazione in provincia di Torino è in fortissima perdita, allungando la crisi legata al Covid del 2020.

Le principali cause, secondo Epat/Ascom Torino, della perdita economica che stanno subendo bar e ristoranti sono a mancanza di green pass e di turisti. Secondo un’indagine recente a Torino e provincia ammontano a 1.150.000 euro al giorno le mancate consumazioni.

Le prospettive economiche del 2022 non sono tra le più rosee. Infatti, ci sono stati diversi fattori che hanno contribuito alla ricaduta dell’economia, tra cui:

  • aumenti dei prezzi di materie prime
  • tariffe e le inevitabili conseguenze derivate dall’inflazione
  • ulteriore riduzione d’incassi a causa di chi non è provvisto di super green pass e della mancanza dei turisti

Ristorazione in crisi a Torino e provincia: i dettagli

Rimanere aperti è, ora, l’obiettivo fondamentale per gli esercizi pubblici. La chiusura delle discoteche sino al 31 gennaio è solo un assaggio di quello che potrebbe riservare il futuro. Nonostante le difficoltà alle quali vanno incontro gli esercizi, la difficoltà economica è maggiore ed evidente e non può essere compensata da aumenti dei prezzi delle consumazioni. Prezzi che, tra l’altro, il mercato non riesce a sopportare.

In questo periodo è necessario essere ligi per evitare la moria di attività superi i limiti previsti e costringa la diminuzione dei posti di lavoro. Inoltre, si aggiunge alle svariate difficoltà per proprietari di bar (a differenza dei ristoranti), il controllo dei green pass. Infatti, al bar si tratta nella maggior parte dei casi di un mordi e fuggi, con l’obiettiva impossibilità di svolgere il compito con attenzione.

Era stata prevista dall’Epat Torino una perdita del 10% dei ricavi dopo il periodo delle festività. Il periodo si è rivelato parecchio movimentato e purtroppo anche nei contagi che non hanno smesso di crescere nemmeno per un attimo. La perdita sopracitata riguarda il settore pubblici esercizi, per timori sanitari, tensioni sui prezzi e difficoltà organizzative.

I dati sulle perdite si aggravano sempre di più a causa delle svariate chiusure degli esercizi toccati a vario titolo nei loro organici dai contagi. Un’altra motivazione è quella dettata dalle quarantene che non permettono di svolgere il proprio lavoro. I dati non sono promettenti e si rischia di non tornare alla normalità prima di due anni senza valutare attentamente ulteriori ristori e finanziamenti.

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