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Animali, agricoltori e animalisti contro la caccia dei cinghiali in Piemonte

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In Piemonte l’emergenza cinghiali tiene banco da mesi, ma agricoltori e animalisti si coalizzano contro la caccia agli ungulati.

Un accordo unico nel suo genere in Italia, e che sancisce una dichiarazione comune di intenti contro la caccia agli animali selvatici. La quadra, e la formalizzazione del sodalizio, è avvenuta lo scorso martedì, il 28 dicembre 2021.

Una svolta che vede gli agricoltori al centro della tavola di intenti, malgrado i suini selvatici abbiano spesso fatto razzia nelle campagne piemontesi.

Tuttavia la gestione dei cinghiali resta complessa, poiché gli animali sono in sovrannumero, e sempre più spesso si spingono nei centri abitati in cerca di cibo.

Una delle proposte di questi mesi è quella di trasformare le carcasse degli ungulati abbattuti in cibo per i poveri.

Tuttavia, al momento, l’accordo prende in riferimento soltanto le specie di suini selvatici che vengono cacciate dai cacciatori locali.

Agricoltori e animalisti si coalizzano contro la caccia ai cinghiali in Piemonte: i dettagli

Il 2021 termina con una svolta animalista atta a tutelare i cinghiali dalla caccia nelle campagna piemontesi. Il sodalizio riconosce il sovrannumero degli animali, e la necessità di contenere la proliferazione della specie, riconoscendo questo obiettivo come irrinunciabile.

Ciò che questo accordo mira a raggiungere è tuttavia la dimostrazione che gli abbattimenti cruenti da parte dei predatori non è una soluzione efficace.

ENPA, LAV, Legambiente, LIDA, LIPU, OIPA, PAN, PRO Natura e SOS Gaia sono le associazioni animaliste che hanno siglato l’accordo. I rappresentati di questi enti hanno mostrato grande soddisfazione per il piano appena siglato.

Il manifesto è racchiuso in 5 punti fondamentali:

  • Ridurre il numero di cinghiali sul territorio a livelli compatibili partendo dalla corretta applicazione dell’art. 19 della Legge n. 157/1992.
  • Agli agricoltori va riconosciuto in un ristoro per i danni procurati dagli ungulati.
  • L’agricoltore può escludere i cacciatori dalle proprie proprietà poiché usufruiscono gratuitamente dei terreni e possono recare danno a cose e terreni.
  • Impedimento di una creazione di una filiera del cinghiale.
  • Gli agricoltori si impegnano a creare una rete di coltivazione sostenibile.

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