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Scoperto a Torino un metodo per evitare il rigetto da trapianto di cuore

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Torino è stato scoperto un metodo per combattere il rigetto da trapianto di cuore.

Questa grande innovazione è stata portata avanti, nel corso di questi mesi, grazie al contributo fondamentale della Città della Salute di Torino. Gli esperti d’eccellenza della sanità locale si sono adoperati per trovare un rimedio a una delle conseguenze più negative e pericolose del trapianto di cuore.

Nello specifico, il rigetto va a colpire l’organo trapiantato, a causa della reazione immunitaria del soggetto operato. In questi casi il corpo riconosce l’organo impiantato come estraneo e ne contrasta il corretto funzionamento. Un problema piuttosto grave, che porta a complicazioni molto importanti e che colpisce almeno un paziente su tre nel giro di un anno dall’intervento.

Per evitare ulteriori problemi cardiaci e conseguenze anche più tragiche, in seguito al rigetto si procede con l’impiego di terapie mirate. Finora, la terapia standard prevedeva il ricorso alla biopsia endomiocardica. Con questa tecnica si inserisce una sonda all’interno dei vasi che arrivano al cuore, che consente di raccogliere un frustolo del muscolo cardiaco. La porzione in questione viene poi sottoposta a delle analisi con microscopio, per scoprire in che stato si trova l’organo e quali sono i problemi. Si tratta comunque di un metodo invasivo, che, a lungo andare, può provocare anche dei danni non indifferenti.

I dettagli dello studio a Torino sul metodo per contrastare il rigetto da trapianto di cuore

Se fino ad ora si utilizzava esclusivamente la biopsia endomiocardica, gli studi effettuati a Torino hanno permesso di ricavare un nuovo metodo per combattere il rigetto. Questo grazie al Centro Trapianti di cuore, al Servizio di Anatomia patologica e al Servizio di Immunogenetica. Tutte e tre le strutture fanno parte delle Molinette e hanno messo a disposizione le loro competenze per giungere alle soluzioni attese.

Entrando nei dettagli, è stato scoperto come, analizzando il DNA del donatore che circola nel sangue del trapiantato, si può notare come l’aumento di circolazione del DNA stesso nel sangue provochi con maggior facilità il rigetto. L’esperimento è stato condotto su trenta pazienti e ha mostrato risultati coerenti, tanto da far convergere tutti gli esperti sulla possibilità di ricavare terapie più efficaci e tempestive applicando questa tecnica non invasiva, per limitare i danni.

Un intenso lavoro che è stato premiato anche con la pubblicazione sul Journal of Heart and Lung Transplantation, la più importante rivista scientifica internazionale in tema di trapianto. Segno che l’impegno della sanità locale e la sconfinata caparbietà nel trovare soluzioni a problemi di grande portata vengono riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

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