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Nuovo impianto per l’acqua potabile del Po: la Smat installerà l’impianto

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Dopo 60 anni di attesa, la Smat installerà un nuovo impianto per rendere potabile l’acqua del fiume Po.

Un’attesa lunghissima, e che malgrado la difficoltà legata alla crisi economica della pandemia, trova nel 2021 l’anno della rinascita.

Gli ingenti lavori di ammodernamento erano stati banditi nel 2019, dopo una sovvenzione da cento milioni di euro per il nuovo collettore, e che vede dopo un biennio il primo snodo per la partenza dei lavori.

L’ampliamento della struttura terrà conto delle nuove esigenze del Piemonte e delle nuove politiche ambientali, sempre più sostenibili.

Smat, iniziano i lavori per l’impianto che renderà potabile l’acqua del Po: i dettagli

Smat ha commissionato i lavori per ottantacinque milioni di euro, e il gruppo Suez Water Techonlogies si è aggiudicata la commessa. L’azienda di tecnologie acquatiche ha firmato stamane la commessa per l‘affidamento dei lavori.

Gli interventi prevedono nell’ordine i seguenti lavori:

  • Ammodernamento tecnologico
  • Revisioni delle attuali linee
  • sostituzione dell’attuale sistema finale di ossidazione-disinfezione attraverso tecnologia ad Ozono
  • Introduzione di una ulteriore barriera contro gli inquinanti l’adozione di membrane di ultrafiltrazione per garantire per una maggiore tutela igienico-sanitaria
  • Predecantazione nei bacini di lagunaggio

Gli interventi riguardano le tre linee degli impianti dei trattamenti del Po. Tali operazioni hanno una durata stimata di quattro anni, con l’impiego di circa cinquanta lavoratori e un costo che si aggira attorno agli ottantacinque milioni di euro.

Malgrado il periodo complesso, l’azienda ha posto questo sistema tra le priorità cittadine, ed è convinta di riuscire a portare al termine i lavori nei tempi previsti. Questo perché l’esigenza dell’area urbana torinese è mutata col tempo, e lo sfruttamento delle risorse rinnovabili è alla base di una politica green.

Soprattutto le nuove tecnologie garantiranno una maggiore efficienza rispetto all’attuale impianto, costruito negli anni sessanta e che attualmente è ritenuto obsoleto rispetto alle più moderne tecnologie.

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