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Niente depositi di scorie nucleari a Torino: i siti torinesi esclusi dalla scelta

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È stato sventato il pericolo della nascita di depositi di scorie nucleari a Torino.

Il capoluogo piemontese non ospiterà le aree per lo smaltimento di questo genere di rifiuti. Una splendida notizia per tutta l’area metropolitana, che era stata inserita nell’elenco delle zone indicate per la costituzione di questi depositi con ben due destinazioni. Le aree interessate avrebbero dovuto essere quelle di Carmagnola e dell’Erbaluce.

Diverse settimane fa, le zone della provincia di Torino erano state dichiarate idonee dalla Sogin per la costruzione di nuovi impianti per lo stoccaggio. In seguito alla mozione presentata in maniera congiunta dai partiti di minoranza e maggioranza, entrambe le zone sono state rimosse dalla lista delle potenziali mete per la raccolta di queste scorie.

I motivi della negazione dei depositi di scorie nucleari a Torino

I depositi di scorie nucleari non possono essere realizzati in quei due punti esatti della provincia per ragioni ambientali.

Nel provvedimento approvato alla Camera dei Deputati è precisato come sia necessaria l’esclusione dei siti definiti dall’UNESCO “Patrimonio dell’umanità”. Inoltre, non possono essere coinvolte nell’iniziativa nemmeno le zone limitrofe e i Comuni confinanti. Sono dunque da non considerare utilizzabili tutti quei territori che dispongono di particolari colture di pregio, note e apprezzare a livello locale, nazionale e internazionale.

In questo senso vengono protette le colture dei peperoni di Carmagnola, che rappresentano una vera e propria eccellenza della nostra tradizione enogastronomica. Ogni anno, questa prelibatezza delle nostre terre viene poi celebrata con eventi speciali e con kermesse che attirano l’attenzione anche al di fuori dai confini piemontesi.

Anche la produzione di vino Erbaluce viene tutelata da questa mozione. A beneficiarne, in questo caso, sono le aree di Caluso, Mazzè e Rondissone. Una specialità di primissimo livello, che viene esportata in tutto il mondo e rappresenta solo uno dei tanti punti di forza della riserva vinaria piemontese.

Una novità splendida, che mette al sicuro le eccellenze torinesi da possibili progetti, che ne avrebbero potuto minare la qualità e l’attrattività.

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