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Sale la paura per le vaccinazioni a Torino, un insegnante su tre non si presenta

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Vaccinazioni a Torino, un insegnante su tre non si presenta alla somministrazione

Cresce la paura per le vaccinazioni a Torino.

Tra gli insegnanti si sta diffondendo un certo timore nella somministrazione delle dosi assegnate. Basti pensare che, nel primo giorno in cui è stata avviata l’inoculazione presso la sede Cus di via Artom, circa il 33% degli assegnatari non si è presentato.

In totale, su 672 dosi disponibili, ne sono state utilizzate 463. Le restanti 209 sono state ridistribuite tra le persone in lista, in quanto molti docenti hanno preferito saltare il proprio turno.

Ciò si deve probabilmente gli scetticismi legati alle ultime notizie relative ai vaccini AstraZeneca, e non solo. Il timore che le dosi assegnate all’Italia e al Piemonte siano in qualche modo compromesse serpeggia sempre di più. Infatti, nelle utlime settimane sono giunte numerose notizie riguardanti morti, anche abbastanza inspiegabili e improvvise, tra persone di età molto giovane e in diverse zone d’Italia. Una serie di aggiornamenti che provengono da ogni parte del Paese, che alimentano le paure anche di chi non ha malattie pregresse e non dovrebbe essere così esposto ai rischi.

La situazione a Torino e in Piemonte

Nonostante il numero (in termini percentuali) degli assenteisti sia balzato dal 10% al 33%, i medici sono molto fiduciosi sul fatto che si riprenderà presto ad effettuare le vaccinazioni a ritmo più spedito.

Anche gli stessi insegnanti intervistati in seguito al vaccino sono convinti che questa soluzione, per quanto possa essere temuta da alcune persone, sia l’unica via d’uscita possibile per superare questa situazione.

Insomma, l’appello è quello di riprendere con maggiore rapidità con l’inoculazione delle dosi. Questo perché, se si intende vaccinare tutta la popolazione piemontese entro la fine dell’anno, non è possibile concedersi rallentamenti. Lo si deve ai ragazzi, che da oltre un anno utilizzano la didattica a distanza, con conseguenze piuttosto negative sia sulla socialità, sia sui risultati personali. Ma lo si deve anche alle famiglie, spesso numerose e non dotate di tutti i mezzi necessari per affrontare i percorsi scolastici, e soprattutto ai docenti, il cui lavoro è diventato assai più complicato negli ultimi mesi.

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