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Oggi l’ufficialità: Piemonte in Zona Arancione

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Oggi il comitato tecnico scientifico, assieme al ministero della sanità, deciderà sul colore delle regione, ma per il Piemonte ormai la decisione appare certa: sarà zona arancione.

Dopo i numeri al rialzo di ieri, le autorità regionali hanno mostrato bandiera bianca, consapevoli che il governo attuerà ulteriori restrizioni.

La regione piemontese subirà ulteriori restrizioni a partire da lunedì, dopo che per un mese aveva goduto della zona gialla, tuttavia la situazione non è migliorata.

Una notizia che rallenterà ulteriormente turismo e il settore della ristorazione, oltre a limitare gli spostamenti non necessari tra comuni.

Il Piemonte torna in zona arancione, i dettagli

il ritorno in zona arancione per il territorio piemontese è frutto di una situazione sanitaria tornata allarmante.

Seppur l’occupazione dei letti d’ospedali ordinari resta stabile, attorno al 33%, salgono le terapie intensive, 26% rispetto al 23% dei giorni precedenti.

L’indice RT sale fino all’1.02 per il puntuale che l’1.03 per il medio, condannando il Piemonte.

I contagi di ieri sono 1454, con 20 decessi, su 21391 tamponi eseguiti (6.8% dei positivi).

Crescono i minori contagiati, con 163 minori seguiti a domicili, di cui 37 nella fascia 0-5 anni e 41 dai 6 a i 10 anni nella sola città di Torino.

Il timore, adesso, è che se i dati dovessero mantenersi su questi numeri la situazione ospedaliera piemontese potrebbe collassare.

La preoccupazione è che sopra i 600 casi giornalieri il tracciamento diverrebbe impossibile, peggiorando il quadro clinico del Piemonte.

Il vaccino al momento resta l’ultima speranza, salvo limitare e isolare le varianti globali.

Le ulteriori limitazioni in fascia arancione

Stop alla consumazione al banco al tavolo nei ristoranti e nei bar, con i bar che dovranno cessare il servizio alle 18.

I ristoranti oltre le 18 potranno servire cibo a domicilio e d’asporto, da non consumare nei pressi del locali.

Coprifuoco confermato alle 22 e spostamenti vietati anche nel territorio regionale, salvo comprovati motivi di lavoro e necessità, stop alle visite ai famigliari fuori dal proprio comune.

Una deroga agli spostamenti per coloro che vivono in paese al di sotto dei 5 mila abitanti, ma solo in un raggio di 30 chilometri e senza la possibilità di recarsi nei capoluoghi di provincia.

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