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Il calvario di Esselunga a Torino: tre progetti fermi in città

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Il difficile rapporto tra Esselunga e Torino: tre progetti al palo in città

Esselunga e Torino vivono un rapporto travagliato ormai da anni.

Il gruppo lombardo ha deciso di investire con molta convinzione in città e in provincia negli ultimi due decenni, aprendo punti vendita enormi sia in città che in provincia. L’azienda della famiglia Caprotti ha sempre manifestato la sua crescente voglia di allargare la sua capillare rete con altri store.

Dopo le fortunate esperienze delle aperture di corso Traiano (Torino), Moncalieri (via Sestriere) e Rivalta (via Torino), l’azienda aveva messo in preventivo altri cospicui investimenti. Le delusioni, però, non sono mancate. L’ultima è recentissima: riguarda l’area ex Fiat di corso Bramante, dove stava prendendo forma un altro progetto targato Esselunga. Un grande store, che avrebbe dato una nuova vita all’area, con novità dal punto di vista urbanistico. Tutto, però, è stato bloccato, quando ormai mancava davvero poco alla consegna.

All’inizio di questa settimana, infatti, il Consiglio di Stato ha disposto lo stop ai lavori, per una irregolarità nella concessione a procedere data dal Comune di Torino a Esselunga nel 2017. Questo perché l’amministrazione ha autorizzato la costruzione del supermercato per restaurare un solo stabile, e non per rilanciare un’intera area degradata (come invece era previsto dai regolamenti).

Il calvario di Esselunga a Torino: tre progetti fermi in città

Insomma, un particolare che ha fatto fatto fermare le operazioni, giunte ormai a uno stato molto avanzato. Lo store, con una superficie di 2mila e 500 metri quadrati, è stato costruito per circa il 65%, mentre le opere per la viabilità erano state concluse per il 70-80%. Tra la ristrutturazione e il riammodernamento dell’edificio, Esselunga ha sborsato 750mila euro, oltre ai 2,3 milioni di euro messi sul piatto per le operazioni di urbanizzazione. Tra la realizzazione di semafori, rotonde e marciapiedi, l’azienda ha provveduto a ridare lustro all’area coinvolta. Questi 3 milioni di euro saranno chiesti indietro dal gruppo, qualora il Comune non dovesse far concludere l’opera.

L’obiettivo di Palazzo Civico è quello di trovare una quadra a una situazione spiacevole e che, economicamente, si rivelerebbe piuttosto dannosa per le casse pubbliche. I prossimi sviluppi riveleranno cosa realmente accadrà al nuovo punto vendita di corso Bramante.

Rendering progetto ex area Westing house Torino
Il calvario di Esselunga a Torino tre progetti fermi in città

Gli altri due progetti fermi: l’area ex Westinghouse e le ex OGM

Le lungaggini burocratiche e i vari problemi emersi a livello amministrativo hanno però stoppato anche altri progetti di Esselunga a Torino.

In città si attendono novità anche sul progetto dell’area ex Westinghouse, una zona che da tempo attende nuove soluzioni. Insieme al supermercato di 4mila metri quadri, Esselunga avrebbe anche realizzato il centro congressi, che sarebbe sorto nelle immediate vicinanze. Il punto in questione, nei pressi del Tribunale, in via Paolo Borsellino, avrebbe dovuto risorgere con un investimento di diversi milioni di euro. Una somma imponente, che avrebbe dato una nuova linfa a un’area ormai preda dell’immobilismo.

Il calvario di Esselunga a Torino: tre progetti fermi in città

Lo stesso discorso vale per il punto vendita in programma presso le Ex OGM. Le Officine Grandi Motori, che si trovano nell’area compresa tra corso Vercelli e corso Vigevano, mettono a disposizione una superficie di 72mila metri quadrati, che arriva fino a 91mila se si tiene conto degli interventi sulla viabilità. Qui avrebbe dovuto sorgere un supermercato, affiancato da altre attività commerciali e da un’area verde di 15mila metri quadri. Un progetto imponente, che dopo vent’anni avrebbe restituito a Borgo Aurora un pezzo importante della sua storia.

Tutti questi stop non possono che determinare ricadute negative sul territorio. In termini occupazionali, si parla di migliaia di posti di lavoro ancora bloccati, mentre in termini di immagine si pensa a un danno enorme per Torino, che risulterà meno attrattiva per gli investimenti di qualsiasi grande azienda.

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