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Le regioni contro la chiusura degli impianti sciistici

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Le regioni contro la chiusura degli impianti sciistici voluta dal governo stando alle prime anticipazioni del nuovo DPCM.

Il nuovo decreto, stando ai rumors, sarà più morbido in tema di spostamenti ma più rigido sugli impianti sciistici.

La paventata notizia ha scosso i presidenti delle regioni interessate, già duramente colpite dall’attuale provvedimento restrittivo.

Le regioni contro la chiusura degli impianti sciistici: i numeri dell’eventuale perdita

Il danno economico, stimato dalle regioni, è di dimensioni colossali.

La stima elaborata, a detta dei presidenti regionali, è circa il 70%, numero che segue la crisi dei negozi di quartiere.

Un numero che, oltre ai mancati introiti diretti degli impianti, tiene conto dell’effetto domino che colpirebbe la ristorazione e il settore alberghiero.

In termini monetari, la perdita stimata oscilla tra 800 milioni e il miliardo di euro.

Un’emergenza che, se durasse per l’intera stagione, porterebbe molte strutture a chiudere per sempre.

Ma oltre alle strutture, il danno è per tutto quel personale specializzato nel campo dell’attrattiva sciistica che adesso rischia di rimanere disoccupata per il periodo di maggior afflusso di lavoro.

Le regioni maggiormente colpite sono:

  • Valle d’Aosta;
  • Piemonte;
  • Lombardia;
  • Veneto;
  • Friuli Venezia Giulia;
  • Provincia di Trento;
  • Provincia di Bolzano.

Ieri si è tenuta una conferenza delle regioni interessate che hanno approvato all’unanimità le linee guida per aprire gli impianti in totale sicurezza.

Tale piano, adesso, passa dalle mani del comitato tecnico scientifico che, in caso di parere positivo, girerà il provvedimento al governo per l’approvazione di un eventuale piano ministeriale.

I punti principali delle linee guida

Il piano, condiviso dalle regioni, prevede dei punti fondamentali che riportiamo qui di seguito:

  • Creazione per percorsi e biglietterie;
  • Creazione di impianti di risalita che garantiscano il distanziamento sociale;
  • Obbligo di mascherine anche al di sotto di caschi e scaldacollo;
  • Riduzione della capienza del 50%nelle cabinovie;
  • Creazione di staff anti covid;
  • Formazione di personale addetto alle pulizie di superfici interessate da addetti e sciatori.

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