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Il crollo dei consumi effetto Covid

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Vincono i generi alimentari ma perde la spesa sanitaria. Visite mediche -30% e spese ai livelli del 2015

È la fotografia effettuata dalla Camera di Commercio: nei primi sei mesi dell’anno si è verificato un crollo dei consumi sotto l’effetto del Covid.

Se non ripartano i consumi non ci può essere ripresa economica.

I dati arrivano da una indagine effettuata dalla Camera di Commercio di Torino. Ebbene erano cinque anni che la spesa complessiva dei torinese era in costante crescita. Adesso, nel primo semestre del 2020, frena e torna ai livelli del 2015.

I cali maggiori si riscontrano in beni non alimentari e si tagliano tutte le spese non strettamente necessarie. Come ad esempio, cene e pasti fuori casa, vacanze, viaggi, tempo libero. in crescita, invece, le spese per utenze domestiche e comunicazioni.

Come prevedibile aumentano gli acquisti online e si continua a preferire la grande distribuzione rispetto al negozio sotto casa. Inoltre le famiglie non riescono più a risparmiare, diminuito di molto.

I dati dell’indagine

L’effetto del Covid si fa sentire pesantemente sui consumi con un crollo netto pari del -6.5%. La spesa complessiva delle famiglie torinesi nei primi sei mesi del 2020 torna ai livelli del I semestre 2015.

Il calo è dovuto esclusivamente ai consumi non alimentari, che scendono anche al di sotto dei livelli del 2015. Al contrario i consumi alimentari crescono del +1%.

donna con carrello della spesa
Il crollo dei consumi effetto Covid

Durante il periodo di lockdown e subito dopo, ben il 55% delle
famiglie ha denunciato un lieve aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, a cui si aggiunge un 31,9% che dichiara un aumento netto.

La maggiore flessione si riscontra nella spesa non alimentare che scende sotto la soglia dei 2.000 euro, segnando un -7,8%. Le spese per l’abitazione e le utenze domestiche, continuano a rappresentare la componente principale (51,7% delle spese non alimentari). In crescita del +2,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, in particolare nelle utenze domestiche che vedono un aumento del +7,3%.

La diminuzione più consistente si registra nella categoria tempo libero: in media, ad esempio, -43 euro per viaggi e vacanze e –40 euro per pasti fuori casa. Seguono le flessioni relative ai servizi sanitari e salute, -31,3%, dove il crollo è imputabile quasi del tutto al calo delle spese in visite mediche specialistiche ed analisi. Diminuisce anche l’acquisto di biglietti per concerti, teatro, cinema e l’acquisto di giornali e libri non scolastici.

In aumento, invece, le comunicazioni, +26,1% dove la crescita si è registrata grazie alle spese connesse alla telefonia -acquisto, bollette, internet.

Il risparmio delle famiglie

Oltre ad un crollo dei consumi causa Covid, i primi sei mesi del 2020 hanno evidenziato una diminuzione importante della capacità del risparmio delle famiglie torinesi. Solo il 18,8% ha dichiarato di riuscire a risparmiare parte del reddito famigliare (era il 33% nel primo semestre 2019).

In calo anche la percentuale di reddito accantonata: il 3,5% a fronte del 6,2% dei primi sei mesi del 2019. Si tratta del valore più basso in assoluto riscontrato nell’ultimo decennio.

Sale al 45% la preferenza verso super e ipermercati, mentre è in calo la frequentazione di negozi di vicinato. Come previsto, invece, aumenta il peso degli acquisti online che salgono dal 3% al 4,8%.

ragazza che fa shopping
Il crollo dei consumi effetto Covid

Conclusioni

Il periodo di lockdown hanno mutato in maniera significativa le abitudini di acquisto ma anche le possibilità di spesa delle famiglie torinesi. Ma sono emerse anche nuove abitudini virtuose che le famiglie hanno il proposito di mantenere nei mesi successivi all’emergenza.

Il 100% delle famiglie intervistate dichiara che cercherà di diminuire gli sprechi alimentari e, nella quasi totalità (il 98,8%), si ripromette di
acquistare prevalentemente prodotti italiani a sostegno dell’economia nazionale.

Diffusa anche la propensione a ridurre gli acquisti nella Grande Distribuzione per sostenere i piccoli esercenti, nonché la scelta di
continuare a rivolgersi a piccoli produttori.

Nel complesso fra gennaio e giugno 2020 8 famiglie su 10 hanno ridotto le spese. E l’emergenza sanitaria ha traghettato verso un netto taglio di
tutte le spese superflue (vacanze, pasti fuori casa, ricreazione e tempo libero). Ma anche di una parte di spese di prima necessità (per esempio salute, visite mediche) per le quali il contesto sanitario ha imposto una contrazione.

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