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Frutta e verdura prezzi più alti nei mercati di Torino

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Effetti del virus e del maltempo sulle coltivazioni

Frutta e verdura a prezzi più alti sono solo una delle conseguenze del Covid sull’economia locale.

Se ultimamente vi è capitato di andare a fare la spesa, lo avrete sicuramente notato e non è solo una vostra impressione. Il costo della frutta è lievitato con percentuali che vanno dal 3 al 120%. Anche se in molti casi l’aumento non corrisponde ad un meggiore costo di produzione.

Tra le cause del rincaro ci sono le condizioni meteorologiche avverse che quest’anno si sono abbattute sui raccolti riducendo la disponibilità dei prodotti sul mercato.

Anche Coldiretti conferma che a Giugno i dati Istat per il Piemonte evidenziavano l’andamento negativo dell’inflazione su base annua. Stando alle rilevazioni, l’incremento medio è stato dell’8% con punte del 20% sulla frutta estiva, tra cui pesche e albicocche. Un 10% in più invece sulle ciliegie.

Per analizzare gli aumenti si possono mettere a confronto i listini di questo mese del centro agro alimentare di Torino con quelli di agosto dello scorso anno. Paragonando la stessa varietà di prodotto si può avere la conferma del rincaro.

Il dato più clamoroso si ha per le albicocche, il cui prezzo è più che raddoppiato passando da 1,10 euro al chilo nel 2019 ai 2,40 euro attuali. Aumento di 10 centesimi per pesche gialle ed uva bianca. Trenta centesimi in più anche per le pesche saturnina che passano da 1,30 a 1,60 euro, mentre le nettarine arrivano a costare anche 2 euro.

Aumentati i prezzi anche per le susine e i meloni retati. Oltre un euro in più per le ciliegie duroni che passano da 3,25 auro al chilo a 4,30.

La situazione è meno critica sulla verdura seppur con qualche eccezione. Più care le melanzane che passano da 60 a 80 centesimi mentre si abbassano i prezzi di fagiolini, carote e pomodori ciliegini.

frutta
Frutta e verdura prezzi più alti nei mercati di Torino

Frutta e verdura prezzi più alti, segnalate speculazioni

Oltre all’influenza negativa del clima che ha danneggiato molte coltivazioni soprattutto a giugno, Coldiretti ha segnalato numerose speculazioni avviate già durante il lockdown. C’è anche da considerare che spesso i coltivatori lavorano sotto i costi di produzione, con redditi sempre più bassi che mettono a dura prova le imprese agricole.

A questo si devono aggiungere gli aumenti ingiustificati dei prezzi al consumo a fronte dei prezzi stabili all’ingrosso. Il costo della frutta sugli scaffali dei supermercati aumenta in continuazione. Le mele che un mese fa costavano 1,60 euro si trovano oggi anche a più di 2 euro.

Frutta e verdura a prezzi più alti che pesano sui consumatori ma non entrano nelle tasche dei coltivatori. È il mistero, o quasi, della grande distribuzione.

Ilaria Di Pinto

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