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L’estate nera degli albergatori torinesi: più della metà ancora chiusi

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L’allarme lanciato dal presidente di Federalberghi: “Il 60% degli alberghi a Torino sono ancora chiusi”

L’estate nera degli albergatori torinesi, è questa la definizione per questo agosto 2020. Un anno difficile certamente per tutti e pesano gli effetti del coronavirus.

Agosto, per le strutture ricettive cittadine, è stato un mese avaro di soddisfazioni insieme ai mesi precedenti. L’estate di quest’anno , scandita dalle misure di contenimento del Covid-19 e della mobilità internazionale sensibilmente ridotta, si può definire drammatica.

Il presidente di Federalberghi, Fabio Boro, anzi afferma che la situazione è decisamente molto critica. Tanto che il 60% degli alberghi torinesi sono ancora chiusi e si prevede, a fine anno, una calo del fatturato del circa 80%.

Il turismo di prossimità non aiuta

A giugno, con la riapertura degli hotel, già l’80% ha deciso di rimane chiuso. Adesso, ad agosto, non hanno riaperto tutti ma solo una piccolissima parte ha deciso di non arrendersi.

La maggior parte vuole aspettare. Le spese di sanificazione e di conduzione della struttura e del personale in sicurezza sono alte. E, peggio ancora, con l’incertezza del recupero con gli eventuali incassi.

stanza hotel con sanificatore
L’estate nera degli albergatori torinesi: più della metà ancora chiusi

E, difatti, la mancanza di turismo ha stabilito un’estate nera per gli albergatori torinesi. Il turismo di prossimità è utile ma non sufficiente, bisogno riaprire le trasferte.

Gli hotel torinesi solitamente ospitavano grandi convegni e tutti coloro che viaggiavano per lavoro, un settore (quello del turismo d’affari) che farà fatica a rimettersi in moto. Con il telelavoro e le videoconferenze che hanno preso piede durante il lockdown, sia le trasferte che le richieste di sale convegni sono notevolmente diminuite.

Altro fattore fondamentale che è venuto a mancare alle strutture cittadine, sono gli stadi. La mancanza di partite aperte ai tifosi ha fatto crollare ulteriormente le prenotazioni. Le partite della Juventus, infatti, attirava molti tifosi che, con la scusa della partita, trascorrevano qualche giorno in città.

Insomma la drammatica diminuzione di presenze sta facendo crollare il settore. Se le cose non miglioreranno nei prossimi mesi, migliaia di lavoratori rischiano di essere lasciati a casa e migliaia di imprese di fallire.

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