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Imbarco Perosino al Valentino è a rischio chiusura, di nuovo.

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Dal 1937 la famiglia Perosino sta in quella casa sul Po, nel cuore di Torino, dove ha aperto un ristorante ed ora sono di nuovo a rischio sfratto.

Imbarco Perosino al Valentino è di nuovo in pericolo.

Poco prima di Natale dello scorso anno è arrivata la lettera del Comune dove, senza mezzi termini, veniva comunicato lo sfratto esecutivo. A fine gennaio, poi, la buona notizia: le parti erano giunti ad un accordo.

Il comune era disposto a sospendere le procedure di sfratto a patto che si rinunciasse alla proprietà del Perosino e venissero saldati i debiti maturati mantenendo il diritto di prelazione sull’assegnazione dei locali. Dunque, l’Imbarco Perosino al Valentino, sembrava salvo.

Ma oggi pare che le carte in tavola si siano di nuovo mischiate. Anna De Coster, figlia della proprietaria, afferma che il Comune ha cambiato gli accordi facendo ripartire le procedure di sfratto.

Il Comune replica affermando che i debiti accumulati con loro sono arrivati a 163 mila euro dal 2012. E continua affermando che i proprietari possono rimanere fino alla fine della concessione, nel 2023, se però rientrano del debito.

Sembrerebbe, quindi, che in tribunale il Comune abbia preso un’altra posizione rispetto agli accordi di gennaio. E le procedure di sfratto sono ripartite.

imbarco perosino
Imbarco Perosino al Valentino è a rischio chiusura, di nuovo.

Il debito di 163 mila euro

Ma perché si è arrivati a questo punto?

Pare che il Comune, circa dieci anni fa, a seguito di nuove leggi, aveva comunicato ai proprietari dell’Imbarco Perosino al Valentino, che, essendo quest’ultimo sul territorio comunale, gli apparteneva.

A seguito di questa decisione l’affitto venne aumentato sia dei locali sia della casa dove ancora oggi vive la famiglia Perosino.

L’Imbarco Perosino è uno dei più antichi e storici fondato nel 1937, la bellezza di 83 anni fa, da Alberto Perosino, maestro d’ascia, ossia, costruttore di barche. Una passione la sua, più che un lavoro, per la quale usò tutti i suoi risparmi pur di comprare – era il 1936 – quel laboratorio in riva al fiume che sarebbe poi diventato la dimora della sua famiglia. Lo è ancora oggi.

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