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Al Maria Vittoria di Torino una protesi in silicone per la carotide danneggiata

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Al Maria Vittoria di Torino una protesi in silicone per la carotide danneggiata: l’intervento effettuato con respirazione extracorporea

Non c’è festa per il personale degli ospedali. In particolare per quello del Maria Vittoria di Torino, che in questi giorni ha dovuto affrontare un caso urgente che non si era mai presentato finora in Italia.

Il caso riguarda una paziente con una grave forma di BPCO (Broncopatia cronica ostruttiva). Una malattia polmonare caratterizzata da una persistente ostruzione delle vie aeree che rende difficoltosa la respirazione – considerata la quarta causa di morte in Europa e negli Stati Uniti. Per di più la donna in questione è in sovrappeso. E ha una lesione critica della carotide, una delle arterie più importanti che veicolano il sangue al cervello. Un trauma probabilmente dovuto ad un’intubazione di emergenza effettuata in un’altra struttura.

Insomma, una di quelle situazioni in cui bisogna agire in fretta per salvare la vita della paziente.

L’intervento al Maria Vittoria di Torino: una protesi in silicone per la carotide danneggiata

Dopo aver valutato i pro e i contro nel reparto di Rianimazione 1 dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino, il team di medici prende una decisione. L’unica soluzione possibile era l’introduzione di una protesi in silicone a forma di Y all’interno della carotide danneggiata longitudinalmente per 5 centimetri. La protesi sarebbe stata temporanea, giusto il tempo di permettere alla lesione di cicatrizzarsi.

Il problema, tuttavia, era l’insufficienza respiratoria della paziente, che rendeva l’intervento ancora più complicato.

Un’operazione di chirurgia convenzionale sarebbe stata troppo rischiosa. La prassi vuole che ci siano delle ampie fasi di apnea per posizionare la protesi mediante broncoscopio rigido. La paziente avrebbe dovuto passare un certo periodo di tempo senza deglutire né respirare autonomamente. Ma la sospensione del respiro non era sopportabile per la donna, già provata.

Da qui la decisione di ricorrere all’approccio endoscopico mini invasivo, cioè operare attraverso una sonda interna.
La procedura è stata resa possibile mediante Ecmo-vv, ossigenazione extracorporea a membrana veno-venosa. In sintesi permette, in condizioni di severa insufficienza respiratoria e/o cardiaca, di mettere a riposo cuore e polmoni, sostenendo la funzione polmonare mediante ventilazione ed ossigenazione del sangue.

L’intervento del dottor Marco Basso è riuscito senza complicanze. La donna, staccata dalla ventilazione Ecmo 48 ore dopo, è in costante miglioramento.

Tra un mese dovrà sottoporsi ad un nuovo intervento al Maria Vittoria per rimuovere la protesi di silicone. Ma possiamo dire che il peggio è passato.

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