Enogastronomia

La Cucina piemontese tra ceti popolari, borghesia e corte

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La cucina piemontese e le sue origini

La cucina piemontese è considerata fra le cucine più variegate d’Italia. Grazie al suo territorio così ricco di pianure, colline, montagne e laghi è un luogo perfetto per sviluppare tantissimi sapori differenti.

Altro aspetto fondamentale, è la posizione. Storicamente punto di passaggio e di interesse per molti, è da sempre entrata in contatto con numerose popolazioni.

La cucina tradizionale del Piemonte viene suddivisa, dal gastronomo astigiano Giovanni Goria, in tre grandi “ceppi originari”. Citando il suo famoso libro: “La cucina in Piemonte”, siamo in grado di comprendere la vastità della cucina piemontese.

Il primo ceppo, «della cucina popolare povera e rustica, delle categorie lavoratrici di fatica e non abbienti», che coinvolge la maggioranza della popolazione. Il secondo invece quello dei «ceti medi che confluiranno nella borghesia». Infine «la cucina di corte o nobile».

La Cucina piemontese tra ceti popolari, borghesia e corte

Una zona di confine

Inoltre il Piemonte, essendo ubicato in una zona di confine era un luogo perfetto per la creazione di numerose contaminazioni gastronomiche.  La Francia infatti fu molto importante per lo sviluppo della cucina piemontese. Influenzò infatti sia la cucina più nobile ma anche quella di stampo borghese e popolare.

Tuttavia  subì anche le influenze dei numerosi mercanti che giungevano nella regione. Tra queste troviamo la via del sale e la via Francigena utilizzate per raggiungere la corte più importante d’Italia.

La bagna cauda, è l’esempio perfetto dell’importanza delle connessioni tra diverse aree. La sua nascita deve il merito alla via del sale che collegava il Piemonte alle coste della Liguria.  I mercanti portavano con se le acciughe sotto sale, influenzando così la cucina popolare piemontese.

La cucina piemontese alla corte sabauda

Ovviamente, dato la città di Torino era la sede della corte sabauda. I cuochi della Real Casa diedero uno stampo aristocratico.

Re Vittorio Emanuele II era un grande amante della buona cucina. Più consona ad una cucina nobile troviamo l’uso abbondante di carne. Amava i tajarin, la selvaggina al civit e il Gran Bollito Misto. Tutto ovviamente accompagnato con del Barolo.

Anche se la cucina francese influenzò molto quella piemontese, vi fu dall’Ottocento una maggiore sintesi nostrana. Dalla scelta dei prodotti alle diverse combinazioni tentate, nacque la vera cucina piemontese.

Nelle prossime puntate prenderemo in esame ognuno di questi grandi “ceppi originari” cercando di delinearne le caratteristiche.

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