Storia

“Paganini non ripete”: a Torino la nascita della celebre frase

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Niccolò Paganini, uno dei più grandi compositori e violinisti della storia, è noto oltre per la sua maestria musicale, anche per una frase che ha segnato la sua carriera. “Paganini non ripete” è diventata un’espressione popolare che indica la riluttanza a ripetere un’azione o una frase. Ma pochi sanno che questa frase è nata proprio a Torino nel 1818.

L’incontro tra Paganini e Carlo Felice

Nel febbraio 1818, il maestro si esibì al Teatro Carignano di fronte a un pubblico entusiasta. Tra gli spettatori c’era Carlo Felice, duca del Genovese e fratello minore del re di Sardegna Vittorio Emanuele I. Appassionato di musica, il duca rimase affascinato dal talento straordinario di Paganini e gli chiese di ripetere una delle sue esecuzioni.

La risposta

Il violinista, noto per la sua abilità nell’improvvisare durante le esibizioni, sapeva che ripetere una performance era un’impresa difficile. Inoltre, l’uomo soffriva di una malattia nervosa che lo rendeva irascibile e irrequieto, decise di dare una risposta che sarebbe diventata leggendaria: “Paganini non ripete”. Con queste parole, il maestro rifiutò gentilmente la richiesta del duca, spiegando che l’improvvisazione era parte integrante della sua arte e che non poteva riprodurre esattamente lo stesso brano.

Un modo di dire

La risposta  ebbe un impatto duraturo sulla cultura e sulla lingua italiana. “Paganini non ripete” divenne un modo di dire utilizzato per indicare gentilmente il rifiuto di ripetere un’azione o una frase. Questa espressione, durante quella storica serata, si diffuse velocemente in tutta Italia e divenne parte del linguaggio comune.

Il talento e il mistero di Paganini

Niccolò Paganini era un genio del violino, riconosciuto come uno dei più grandi suonatori di tutti i tempi. La sua abilità tecnica e la sua capacità di creare suoni straordinari con il suo strumento lo resero famoso in tutta Europa. Ma la sua fama era accompagnata da una serie di leggende e misteri che circondavano la sua figura.

Leggende intorno a Paganini

Una delle voci che circolano su Paganini riguarda un presunto “patto con il diavolo” che avrebbe fatto per ottenere il suo talento straordinario. Si diceva che avesse venduto l’anima a belzebù in cambio dell’ abilità nel suonare il violino. Questa leggenda contribuì a creare un’aura di mistero intorno al compositore e alimentò la curiosità del pubblico.

Un’altra storia riguarda la sua abilità nel suonare con una sola corda, la corda del sol. Si diceva che Paganini fosse così abile nel suonare con questa corda che poteva creare una miriade di suoni diversi senza mai stancarsi. Questa abilità unica era considerata quasi sovrannaturale e contribuì ulteriormente alla sua fama di genio del violino.

Rifiuto della sepoltura in terra consacrata

Nonostante l’ enorme successo e la s fama internazionale, Paganini visse gli ultimi anni della vita in solitudine e malattia. A causa delle voci sul suo conto che circolavano in quel periodo, il vescovo di Nizza vietò la sua sepoltura in terra consacrata quando morì nel 1840. Il suo corpo fu imbalsamato e conservato nella cantina della casa in cui era morto. Successivamente, venne sepolto nel cimitero della Villetta di Parma, dove riposa tuttora in una tomba decorata con fiori freschi.

L’eredità

Nonostante la sua morte prematura a 58 anni,, Niccolò Paganini lasciò un’eredità duratura nella storia della musica. Il suo stile innovativo e virtuosistico ha influenzato generazioni di musicisti e ha aperto nuove possibilità espressive nel campo del violino. La sua abilità nel creare suoni unici e la sua capacità di emozionare il pubblico con le sue esibizioni hanno fatto di lui una leggenda nel mondo della musica classica.

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