Economia

Torino: oltre 12 mila le attività commerciali chiuse dal 2012-2023

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Sono oltre 12 mila le attività economiche che hanno chiuso i battenti nell’ultimo decennio nel capoluogo del Piemonte E’ questa la triste istantanea nel periodo 2012 – 2023 che emerge dallo studio Demografia d’impresa nelle città italiane“, realizzata dall’ufficio studi di Confcommercio con il centro studi Guglielmo Tagliacarne. Una situazione che rischia di “desertificare” vie e piazze cittadine a favore dei centri commerciali.

L’analisi

Il documento pubblicato da Confcommercio offre una panoramica dettagliata, quanto allarmante della situazione. Le attività chiuse rappresentano circa il 12% del totale delle imprese di commercio al dettaglio, alberghi, bar e ristoranti. Questo dato allarmante mette in luce la gravità della situazione e la necessità di intervenire per invertire questa tendenza Una crisi che coinvolge sia esercizi specializzati che quelli non: tra questi chi vende prodotti alimentari, bevande, tabacchi, apparecchiature informatiche, prodotti per uso domestico, articoli culturali e ricreativi, farmacie e attività di commercio ambulante hanno subito chiusure significative. In totale, sono state chiuse 2.269 imprese commerciali appartenenti a questo settore.

Tuttavia, non tutti i settori sono stati penalizzati allo stesso modo. Infatti, i ristoranti hanno mostrato un andamento positivo con un saldo di +370 imprese, mentre i bar hanno perso 635 attività. Questi dati evidenziano un cambiamento nelle preferenze dei consumatori, con una maggiore propensione a mangiare fuori piuttosto che frequentare i bar.

Torino Attività chiuse 2012-2023: le cause

Diverse sono le cause che hanno contribuito alla crisi delle attività commerciali a Torino. Innanzitutto, la concorrenza dei centri commerciali e dell’e-commerce ha avuto un impatto significativo sulle attività locali. I consumatori, attratti dalla comodità degli acquisti online o dalla vasta scelta offerta dai centri commerciali, hanno preferito queste opzioni rispetto ai negozi tradizionali.

Inoltre, i costi eccessivi e il cuneo fiscale insostenibile hanno reso difficile per le piccole imprese competere con le grandi catene commerciali. L’alto livello di tasse e imposte ha messo a dura prova gli imprenditori locali, rendendo difficile per loro sopravvivere in un mercato sempre più competitivo.

Inoltre, la crisi economica generale ha portato a una riduzione della spesa delle famiglie, che hanno ridotto le loro uscite non essenziali. Questo ha colpito in particolare il settore del commercio al dettaglio, che dipende fortemente dai consumi interni.

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