Economia

Intervista al professor Mario Cappellin, direttore dell’omonima Clinica dentale all’avanguardia per tecnologia e innovazione

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Abbiamo avuto il piacere di incontrare il Professor Mario Cappellin, Direttore dell’omonima Clinica dentale all’avanguardia per tecnologia, innovazione e focalizzazione. Dagli inizi nella provincia più lontana allo sbarco in città nella splendida cornice di Palazzo Lancia, mantenendo sempre intatte la cura e l’attenzione alle singole persone.

  • Dal primo studio aperto da Silvano Cappellin nel 1989 all’eccellenza odierna della vostra Clinica: quanto la rende orgoglioso portare avanti il lavoro avviato da suo papà e quali ricordi le riaffiorano in mente ripensando a quei primi momenti?

Ci sono due ricordi contrastanti ma che hanno un filo conduttore: il primo sicuramente riguarda lo studio dei primi Anni 90 nel quale già disponevamo dei Mac, esempio della passione per la tecnologia che mio papà ha saputo trasmettere. Poi il conflitto generazionale, perché lavorare con un genitore porta con sé anche questo aspetto. Per cui la mia idea era certamente di portare avanti l’attività, ma anche poi di espanderla e condurla a un altro livello, costruendo una grande struttura nella quale ognuno si occupasse specialisticamente dei suoi compiti. E quando aprimmo la Clinica a Pinerolo nel 2010 fu anche motivo di attrito con il suo pensiero tradizionale, ma l’impostazione medica dettata da mio papà, mettendo la persona al centro, è poi in fondo ancora oggi il nostro motto, ovvero offrire ai pazienti le cure che vorremmo per noi. Insomma, ha saputo lasciare un’impronta non solo medica, ma anche e soprattutto umana.

  • La Clinica Cappellin si definisce “non un normale studio dentistico”: in che cosa vi sentite differenti rispetto alla concorrenza?

L’assistenza odontoiatrica in Italia è un tipo di assistenza generalista, ovvero volta alla prevenzione e alla cura di carie o che propone altri piccoli interventi chirurgici. Noi abbiamo scelto invece di focalizzarci su lavori più complessi che richiedono un grosso investimento tecnologico e una struttura di conseguenza più grande. Ci siamo concentrati sul restituire i denti perduti a quelle persone che non avevano alternative o, per esempio, a offrire opportunità differenti a quei pazienti che rischiano di perderli e veder così compromessa la qualità della propria vita. Ciò che ci contraddistingue è che ognuno di noi si è specializzato in una branca particolare dell’odontoiatria, in modo che che chiunque venga da noi, e qualsiasi sia il problema, possa trovare una soluzione.

  • Digitalizzazione, innovazione e specializzazione: sbagliamo se identifichiamo il vostro lavoro con queste tre parole chiave?

Sì senza ombra di dubbio, anche se più che il termine “specializzazione”, che in gergo burocratico-medico è genericamente inteso per chi ha affrontato una scuola di specialità, utilizzerei più la parola “focalizzazione”.

  • Siete la prima società “benefit” in Italia nel settore odontoiatrico: cosa significa nel concreto?

Sin dalla fondazione della Clinica nel 2010 abbiamo pensato che la nostra attività comporti dei costi alti per il paziente e ben sappiamo che non tutti se lo possono permettere. Per noi non è etico che un paziente che ci sceglie per fiducia debba poi rinunciare per difficoltà economiche, dunque spesso ci è capitato di curare qualche persona “pro bono”. Questa filosofia in qualche modo si sposava con il concetto di società “benefit”, introdotta nel 2018, che rimane commerciale a tutti gli effetti ma inserisce nello statuto finalità sociali che la società si impegna a raggiungere. Nel nostro caso sono, in estrema sintesi, la divulgazione di corretta informazione sanitaria, la cura di pazienti in difficoltà economico-sociali, la cura dei nostri dipendenti con sostegno particolare a maternità e welfare e la cura dell’ambiente.

  • Il cosiddetto “turismo dentale” è un fenomeno recentemente balzato agli onori delle cronache: cosa ne pensa e come lo si combatte?

Ai miei studenti nelle facoltà di Odontoiatria e Igiene Dentale dell’Università di Modena e Reggio Emilia, faccio sempre questa premessa: il dentista è una spesa importante per le famiglie per il fatto che lo Stato agevola poco o niente in questo senso e, malgrado la sanità pubblica abbia alcune eccellenze, come la Torino Dental School, può curare un numero limitato di pazienti. Dunque è un tipo di spesa estremamente trasparente e visibile. Detto questo, il turismo dentale non può essere la soluzione per tre motivi: intanto le cure possono essere lunghe e complesse, nel caso ci fossero complicazioni su interventi particolari il paziente non saprebbe più a chi rivolgersi. Seconda cosa, in Italia c’è una normativa severa per la nostra attività mentre all’estero non sempre è così: chi garantisce al paziente la certezza di essere seguito secondo standard medici elevati? Infine, il costo: per me investire sulla salute è il miglior investimento che si possa fare, perché curandosi low-cost all’estero il rischio di danno biologico non è quasi mai coperto da indennizzo in caso di lavoro sbagliato.

  • Nell’ultimo decennio la vostra crescita è stata esponenziale, in termini di strutture, servizi e, di conseguenza, anche professionisti: da quante persone è composto oggi il vostro staff e quali sono le caratteristiche che ricercate in chi entra nel team?

In questo momento siamo poco più di sessanta, ma per noi è davvero importante la singola persona che lavora con noi, perché è colui che si dovrà prendere cura del paziente. Non vendiamo un prodotto, noi dobbiamo assistere le persone risolvendo un problema clinico, ma anche e soprattutto mettendole a proprio agio, rassicurandole, facendo vincere la paura e sensibilizzandole all’educazione alla salute dentale. Insomma, è una cosa decisamente più complessa che deve essere fatta con passione e attenzione. Motivo per cui cerchiamo persone empatiche, che abbiano voglia di crescere e si stabilizzino insieme a noi. Puntiamo tantissimo sulla formazione interna, anche in termini di investimento economico, sia tecnica che comunicativa. Siamo contrari ai contratti a tempo determinato, ai rapporti mordi e fuggi.

  • Un altro aspetto che vi distingue è la Cappellin Foundation: come è nata l’idea e quali gli obiettivi da raggiungere?

Da direttore d’orchestra ho sempre avuto particolare passione per l’ambito musicale e culturale. La Cappellin Foundation è una società terza, oggi ben distinta dalla Clinica, che si occupa di educazione tramite corsi di formazione per colleghi odontoiatri. I fondi che entrano vengono poi reinvestiti in eventi o attività culturali e artistiche, quasi sempre collegati a fini benefici, che il più delle volte organizziamo noi. Inoltre, la Fondazione favorisce l’ingresso dei giovani nell’ambiente professionale, come in quello artistico.

  • Prima Scalenghe, poi Pinerolo e, da pochissimo, lo sbarco a Torino nella nuova location all’interno di Palazzo Lancia: cosa c’è di diverso nel lavorare in provincia e cosa vi ha spinto ad aprire un nuovo centro in città?

L’evoluzione è stata abbastanza naturale, anche se inizialmente non immaginavo che saremmo arrivati fino a Torino. Ma certe esigenze sono venute fuori con il tempo: il primo passaggio dallo studio monoprofessionale alla Clinica è dovuto alla necessità di associarsi ad altri colleghi, dividere gli investimenti e creare una struttura in cui ciascuno potesse focalizzarsi a tempo pieno su una disciplina. Man mano ci siamo resi conto che le nostre specificità erano sovradimensionate per una città come Pinerolo, che ci ha accolto benissimo e ci ha permesso di raddoppiare in pochi anni le “poltrone”, perché avevamo una capacità di servire pazienti di molto superiore. Considerato che già avevamo parecchi pazienti da Torino, e anche da altre parti d’Italia, abbiamo pensato di muoverci verso il capoluogo. Palazzo Lancia è bellissimo e ci piacciono gli spazi aperti, ma al contempo è anche comodo per la stazione di Porta Susa, dunque estremamente funzionale per i nostri pazienti.

  • Qual è il suo rapporto con Torino: cosa le piace di più e cosa di meno del capoluogo?

Da appassionato di arte e cultura, l’offerta di Torino è straordinaria in rapporto alla provincia ed è ciò che apprezzo di più. Ho studiato liceo e università in città, dunque la mia formazione è stata principalmente cittadina a dispetto del mio essere pinerolese. Ciò che meno mi piace è il caos: traffico, rumore, inquinamento sono il rovescio della medaglia che un “provinciale” come me non può amare. Ma fondamentalmente è un effetto collaterale della grande città.

  • E in conclusione, come definirebbe Torino in 3 aggettivi?

Nobiliare, elegante e misteriosa, nel senso che c’è sempre qualcosa da scoprire.

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