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Ritrovato dai carabinieri di Torino un ritratto di Tiziano Vecellio

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I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Torino hanno ritrovato, dopo quasi vent’anni il “Ritratto di gentiluomo con berretto nero” di Tiziano Vecellio.

Il quadro, che secondo gli esperti è stato realizzato da Tiziano Vecellio, tornerà presto sotto l’ala dello Stato Italiano.

Ieri, 19 maggio, si è tenuta a Palazzo Chiablese la cerimonia di restituzione dell’opera, che ha un valore stimato di 7 milioni di euro.

Hanno partecipato all’evento il comandante del nucleo, il generale Roberto Riccardi, e la soprintendente per la Città Metropolitana di Torino, Luisa Papotti.

È arrivata la confisca del Tiziano Vecellio ritrovato dai carabinieri di Torino

È stata la richiesta di una coppia di collezionisti piemontesi a fare scattare, presentata all’Ufficio esportazione di Torino nel 2020, le indagini.

I due avevano dichiarato il rientro dell’opera in Italia dalla Svizzera per effettuare nell’Astigiano alcuni esami diagnostici e operazioni di restauro.

Dopo alcuni accertamenti, è stato possibile dimostrare che l’opera era stata esportata dall’Italia in maniera illecita, facendo scattare il sequestro a giugno.

Solo negli scorsi giorni, però l’opera è stata effettivamente confiscata.

Funzionari della Soprintendenza di Torino e carabinieri hanno sia ricostruito la storia del dipinto, sia accertato la violazione delle direttive per l’esportazione dell’opera, avvenuta senza autorizzazione.

Infatti, le pene previste per chi trasferisce all’estero beni culturali senza una licenza di esportazione o un attestato di libera circolazione si sono recentemente inasprite.

La causa è una recente riforma legislativa che prevede anche, in caso di reato, la confisca del bene in oggetto.

Papotti ha spiegato che il certificato richiesto dai due collezionisti avrebbe permesso all’opera di rientrare all’estero senza vincoli.

Se il documento non viene concesso, il bene deve rimanere sul territorio Italiano.

Dato che il dipinto è stato illecitamente esportato in Svizzera nel 2003, i due piemontesi non sono stati perseguiti perché il reato è caduto in prescrizione.

Nonostante ciò, è scattata lo stesso la confisca dell’opera.

La confisca del dipinto di Tiziano: le parole di Sgarbi

Anche Vittorio Sgarbi si è pronunciato sulla vicenda: secondo il critico, il dipinto non sarebbe un autentico Tiziano, ma apparterrebbe genericamente alla scuola veneta.

Sgarbi afferma perciò che il ritrovamento non avrebbe alcun valore per lo Stato, che si ritroverebbe con in mano un pugno di mosche.

La replica alle parole del critico d’arte è presto arrivata da Silvio Mele, comandante del nucleo tutela patrimonio culturale di Torino.

Mele ha dichiarato che il compito dei carabinieri è quello di far applicare la legge: poco importa se l’attribuzione dell’opera sia corretta o meno.

La legge, prosegue Mele, stabilisce la confisca di tutti i beni culturali e artistici con un valore maggiore di 13.500 euro e con più di 70 anni.

(foto Sky TG 24)

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