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Economia, il prezzo dei beni alimentari in aumento: rincari fino al 50%

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Annunciato e temuto, adesso è arrivato: l’aumento del prezzo dei beni alimentari è arrivato all’interno dei mercati italiani, anche in Piemonte.

Dopo la stangata per il carburante, che ha visto la protesta dei benzinai piemontesi, che hanno spento le luci di notte, arriva quella sul cibo.

Dopo gli aumenti legati al Covid degli scorsi due anni, adesso ad alzare i prezzi c’è la crisi russo-ucraina, che ha alzato i costi di trasporti ed energia. Questi due fattori hanno pesantemente inciso sul costo di produzione e trasporto delle derrate alimentari, con l’aumento del costo del prodotto finito.

L’aumento del prezzo dei beni alimentari arriva anche in Piemonte: i dettagli

I mercati della Città di Torino in queste ore hanno fatto registrare un costo vertiginoso dei beni alimentari spaventoso. La media dei rincari è del 30%, ma le punte di crescita del prezzo è del 50%.

Nessun alimento è stato risparmiato: verdura, frutta, pasta, carne e pesce sono tutti più cari per i clienti finali. Un aumento che a detta dei commercianti porta a un minore tasso di vendita, e a un minore guadagno per i commercianti.

I prezzi più gonfiati sono quelli di asparagi, 9 euro al chilo, e pomodori datterini, 8.50 euro/kg, mentre le melanzane sono vendute a 4.50 euro al chilo.

Anche la frutta ha visto un forte rincaro, con le pere a 5 euro/kg e le arance tarocco a 3€/kg. Anche il pecorino ha visto un aumento importante, sfiorando i 22 euro al chilo.

Il pane è venduto a 4 euro al chilo, mentre pollo e pesce (soprattutto salmone e branzino) hanno visto la crescita del prezzo sfiorare i 10 euro al chilo.

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