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Territorio, lo shopping natalizio non prende piede a Torino

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Lo shopping natalizio a Torino ha avuto una partenza lenta nel 2021, nonostante l’apertura dei negozi rispetto al “Natale non Natale” dell’anno scorso. Le Barbie vecchie e usate sono riposte all’interno di uno scatolone, accompagnate da altre decine di compagne che, come loro, sono state sfiorate da piccole mani. Insieme a loro decine di Sapientino per giovani ingegneri, Allegro Chirurgo per futuri primari.

Al Balon di Torino si trovano anche bambole da collezione come le bambole Furga, dei tempi delle mamme e delle nonne di oggi. Ma i bambini preferiscono la versione odierna: una bambola alta quasi quanto loro, vestita di giallo e azzurro. Costo: 29 euro. Il papà della bambina, che tanto ha spinto per avere quella bambola, forse la accontenterà e a Natale avrà accanto questa amica di plastica.

Un normale mattino al Gran Balon che, nella seconda domenica del mese, sta per concludere la sua corsa verso il Natale. Purtroppo, non si registra un grande afflusso in occasione dello shopping natalizio a Torino. alle nove e mezza ancora si parcheggia lungo la Dora e l’unica coda è quella davanti al Sermig, certamente non per i regali.

Il ritorno dei giocattoli usati

C’è stato un incremento di acquisti di giocattoli totemici del Natale di ieri e oggi. La Portobello di Torino è una Porta Portese sempre più piena di paccottiglia estratta dalle ultime cantine, dagli angoli di qualche remota soffitta. Costano poco ed è la componente che attrae la gente.

Un Calimero di panno Lenci, un libro del Toro campione e la sveglia che ticchetta a non finire: la stessa musica per tutta la mattina compresa l’ora di pranzo. Il Balon resta sgonfio.

Confesercenti ha calcolato che, nonostante l’arrivo imminente della tredicesima, soltanto la settima – facente parte dei 3 miliardi e mezzo – sarà trasformata in regali. Un calo dei 10% rispetto allo scorso anno. L’aspetto peggiore di questi dati è il taglio che il Covid ha dato alle famiglie piemontesi: quasi 6 mila euro in meno a famiglia. Un dato nazionale pessimo, contando che siamo secondi solo a Toscana e Molise. Questo comporta un consumo interno più basso che andrà ad intaccare il 60% del Pil dipendente da esso.

lo shopping natalizio a Torino non decolla: i dettagli

Oltre alla minima spesa per lo shopping natalizio, a Torino si registra anche un calo considerevole di persone fuori casa. Sabato sera, piazza Vittorio è mezza vuota. Non c’è coda per passare il ponte e il parcheggio sotterraneo è ancora libero alle 22. Poca gente nei locali.

Forse Vanchiglia ha acquisito tutta la clientela della movida. Comunque sia il Covid ha dato un bel colpo all’umore e all’economia dei piemontesi. Sono scoraggiati dall’uscita nei locali che, oltretutto, necessita di Green Pass che spesso non viene richiesto o controllato.

La domenica pomeriggio la musica sembra cambiare. Il flusso aumenta ma si mantiene una passeggiata all’avanscoperta, toccare la non comprare. Tutti aspettano il gruzzolo supplementare in arrivo.

Gli studi del settore, infatti, hanno previsto che ci sarà una somma destinata alle spese per la casa e per la famiglia. Per una mini-scappatella prima di Capodanno, esagerando. Gli economisti interpretano il risparmio delle famiglie in periodo prenatalizio come un segno di paura e recessione.

Piccoli pacchetti natalizi

I torinesi hanno passeggiato illuminati dal riverbero di Broccolo, o meglio Zerbino – inguardabile la versione a rombi dell’albero di Natale, orribile da spento e accettabile illuminato di blu. Piccoli pacchetti o anche nulla, una semplice cioccolata calda e qualche addobbo natalizio sono stati i compagni dei torinesi nelle loro passeggiate in centro.

Calo nei ristoranti

Si registra anche un calo nelle pizzerie e nei ristoranti. La gente preferisce mangiare qualcosa di veloce, da asporto. Una bella fetta di pizza che cola in mano mentre si passeggia, con due euro e tante bevande incluse nel prezzo.

I soldi vengono investiti altrove: al cinema o al circo. Alla Pellerina, attualmente, fino al 9 gennaio c’è il Medrano. Motociclisti e acrobati ucraini nuovi di secca. Gli spettacoli funzionano comunque.

Sarà che il circo ricorda la vita che stiamo vivendo di questi tempi: da illusionisti, acrobati e a volte tristi pagliacci.

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