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Moncalieri, il comune dichiara guerra alle multe perse coi ricorsi

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Continua la guerra tra automobilisti e Comune di Moncalieri per le multe al semaforo di viale del Castello, sottratte coi ricorsi. Circa 60 verbali, in sette sentenze.

I conducenti, dopo il ricorso, avevano ottenuto una dichiarazione di illegittimità da parte del giudice di pace. Oggi, tornano in aula per l’appello che l’amministrazione ha promosso davanti al tribunale torinese.

Se le decisioni prese dal giudice di pace non fossero prese in considerazione, diventerebbero un pericoloso precedente giurisprudenziale. Esso potrebbe ripercuotersi in successivi contenziosi relativi ad altri verbali di violazione del codice della strada.

Questa vicenda è stata protagonista durante gli ultimi quattro anni e mezzo per l’avvocatura comunale. Non sembrava esserci risoluzione: i ricorsi davano risultati diversi a seconda delle udienze e dei vari giudici.

I soldi pubblici sono stati utilizzati per far fronte ai contenziosi sempre più numerosi. Questo ha danneggiato, inevitabilmente, la comunità.

Continua la lotta tra il comune di Moncalieri e i ricorsi che sottraggono le multe: i dettagli

Secondo il Comune, le documentazioni presentate a propria difesa non sono state sufficientemente tenute in considerazione per emettere le sentenze sfavorevoli.

Il municipio ha dichiarato che il tribunale – tranne per un caso viziato dalla mancanza di un documento – ha sempre spostato le tesi comunali.

Le telecamere e come funzionano le sanzioni

Il comune ha piazzato telecamere all’incrocio tra viale del Castello e strada Torino poiché, spesso, gli automobilisti tiravano dritto al rosso. Casistica soprattutto notturna.

Il verbale, però, scattava anche nel momento in cui chi era incolonnato nella corsia destinata a girare a sinistra, tirava dritto allo scattare del verde della corsia affianco (per andare dritto). Questo fece esplodere il caos tra i cittadini.

Partirono le azioni legali da tutti coloro che contestavano quella metodologia di sanzione. Alcuni dicevano che non era indicata sui cartelli che segnalavano i dispositivi di controllo. Altri che le telecamere installate non fossero conformi a quel tipo di contravvenzione.

 Altri ancora che il sistema di accertamento video non fosse omologato. Secondo quest’ultimi le multe andavano verbalizzate nell’immediato e non spedite a casa.

L’ultima sentenza del tribunale fu a favore del comune. Nonostante la vittoria di alcuni automobilisti, ottenuta sulla base dell’assenza di una delibera ad hoc del Comune, il tribunale ha ribaltato la situazione. Infatti, sosteneva che l’autorizzazione era contenuta in un documento di gestione. Questo è uno dei punti focali sul quale si basa il ricorso sulle 60 multe effettuate.

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