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Smart working a Torino: apprezzato da 6 torinesi su 10

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Durante il primo lockdown, lo smart working è stata una grande novità e ha coinvolto 6,85 milioni di lavoratori italiani, anche a Torino. Un anno e mezzo dopo, questa nuova modalità lavorativa è diventata un’abitudine per 5,35 milioni di dipendenti. Ma cosa pensano di tutto questo i diretti interessati?

Lo smart working nella Città della Mole piace. Lo dice l’indagine condotta dalla Cgil assieme al Centro di ricerche Themis e a un gruppo di esperti.  Gli intervistati sono stati 3400 torinesi. Secondo i dati raccolti il 62,3% dei lavoratori torinesi ritiene che si siano più effetti positivi che negativi. Il 25% preferisce la presenza, mentre il 12% ha un’idea intermedia.

I dati dello smart working a Torino

Tra i vantaggi dello smart working, i lavoratori sottolineano la riduzione del pendolarismo (77%), le minori spese (47,4%) e maggior tempo in famiglia (42,6%). Si riscontra anche una maggior produttività (37,5%), unita a una riduzione dello stress (33%).

Non mancano però i lati negativi. Quasi il 50% dei lavoratori lamenta il rischio di isolamento sociale e il 37% segnala la mancanza di una postazione di lavoro adeguata. C’è poi il problema della produttività. Il 30% dei lavoratori torinesi dice infatti di aver lavorato per un orario superiore rispetto a quello che avrebbe rispettato in ufficio. Il 15% segnala la difficoltà di conciliare vita e lavoro quando quest’ultimi si concentrano nello stesso ambiente e l’11% riferisce di aver avuto dei carichi di lavori eccessivi.

A tutto questo, si aggiungono due tasti dolenti. Il primo, quello della formazione. Un terzo dei lavoratori segnala infatti la propria carenza in questo ambito. Il secondo riguarda la salute. Lo smart working ha infatti delle ripercussioni sia sull’affaticamento mentale, sia sull’apparato muscolo-scheletrico. Entrambe le percentuali si aggirano intorno al 35%. Per non parlare dei disturbi alla vista, peggiorati secondo il 33,5% dei lavoratori.

Oltre a queste problematiche, c’è anche la questione di genere. Secondo l’analisi condotta infatti, lo smart working a Torino è rappresentato in maggioranza dalle donne, che sono bel il 57% dei lavoratori in questa modalità. Il mondo femminile rischia dunque di rimanere penalizzato dalla persistenza dello smart working.

Insomma, tra luci ed ombre lo smart working a Torino sembra essere apprezzato. Non deve però essere confuso con il telelavoro. Per questo i sindacati sottolineano come siano necessarie nuove regole per gestire al meglio questa modalità, che rimane comunque molto valida. Una buona alternativa potrebbe essere quella di alternarla al lavoro in presenza.

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