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Il Piemonte rischia di tornare in zona arancione, decisivi i prossimi giorni

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Cinque regioni, stando ai dati sul contagio, rischiano la zona arancione: tra loro figura anche il Piemonte, visto l’aumento dei casi.

Il provvedimento restrittivo partirebbe il giorno primo marzo, e vedrebbe retrocedere cinque regioni nella zona di medio pericolo.

Il Piemonte, dunque, potrebbe tornare in zona arancione a oltre tre settimane di distanza dall’ultima volta, quando i rassicuranti dati di gennaio avevano allentato la morsa sui provvedimenti.

Un provvedimento che limiterebbe gli spostamenti tra comuni e orari della ristorazione, con modalità di consumo annesse.

Una notizia che arriva subito dopo il provvedimento assunto dalla Regione Piemonte che aveva annunciato il ritorno dei voucher vacanza regionali.

Quest’ultima, viste proprie le difficoltà di interpretazione del decreto, voleva essere un’iniziativa volta alla riscoperta della cultura piemontese, ma in casa di zona arancione essa verrebbe ulteriormente compromessa.

I dati che potrebbero portare il Piemonte nuovamente in zona arancione da marzo

I dati sull’indice RT della scorsa settimana non erano confortanti, visto che l’indice toccava la rischiosa quota di 0.93, rischiosamente vicina alla soglia di rischio dell’1.

Arbitro del provvedimento saranno gli ultimi giorni della settimana, che rischiano di condannare la regione.

Questo limiterebbe le attività ristorative, che tornerebbero a lavorare solo da asporto e domicilio, tenendo le serrande basse anche a pranzo.

Per i bar impossibilità di consumazioni all’interno e asporto vietato oltre le ore 18.

Limitazioni più importanti anche sullo spostamento tra i comuni, non più libero ma vincolato a motivi di salute, lavoro o necessità.

Inoltre, tali spostamenti devono essere sempre supportati da comprovati motivi e da un’autocertificazione. Inoltre non ci si potrà spostare in auto oltre le due persone, figli minori esclusi.

Tra i motivi per far visita ai parenti resta escluso visitare i parenti, se non per motivi di comprovata assistenza al di fuori del proprio comune.

Univa eccezione per i comuni sotto i 5 mila abitanti. Per i cittadini di suddetti comuni c’è la possibilità di spostarsi entro un raggio di 30 chilometri, e solo nella propria regione.

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