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24 anni fa la tragedia del cargo Antonov 124 poco lontano da Torino

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8 ottobre 1996. Ventiquattro anni fa, intorno alle 10.30 della mattina, la tragedia del cargo Antonov 124. Alle 10.27 i radar della torre di controllo dell’ aeroporto di Caselle, non segnano più la presenza del velivolo. L’aereo è scomparso. Pochi istanti dopo un boato. Le 392 tonnellate del quadrimotore russo si schiantano sulla cascina Martinetto.

Quattro morti e 12mila litri di kerosene ancora nel serbatoio. Fortunatamente non esplose mai, ma restò lì per mesi. Sulle macerie la bandiera russa, come unico avviso.

La tragedia del cargo Antonov 124, le dinamiche

L’ Antonov 124, costruito nel 1993, partì alle ore 8.15 da Mosca, le 6.15 in Italia. A bordo erano presenti ventitré passeggeri: sei membri dell’ equipaggio, sei piloti e tecnici “di riserva” e undici tra meccanici e operai.

Il velivolo doveva caricare allo scalo torinese 50 tonnellate di auto, tra cui cinque Ferrari, alcune Bentley, diverse Jeep Cherokee. La merce, preparata da Pininfarina e dalla MTK tedesca, era destinata al sultano del Brunei. 

Alle 10.26 l’ aereo giunse sulle piste di Caselle. Così Oleg Pripouskov, il pilota dopo aver ricevuto l’autorizzazione, iniziò la manovra di atterraggio. Quando il cargo si trovò a pochi metri dal suolo, Pripouskov si rese conto che la pista era troppo corta. Ai 3.300 metri ne mancano più di 350.

Tutta colpa dei lavori di ristrutturazione dell’ impianto luminoso, che erano iniziati in agosto. In più pioveva e la visibilità era scarsa. Velocità, velocità” furono le ultime parole del pilota.

8 ottobre 1996, le manovre prima della tragedia

Così, Oleg Pripouskov cercò di ripetere l’ atterraggio insieme al copilota Alexandre Ougroumov.

Niente da fare. L’Antonov 124 non riuscì mai a riprendere quota. Sfiorò una scuola per poi muoversi verso la chiesa, dove in quell’istante si stava celebrando un funerale, subito dopo virò versa destra.

Negli istanti successivi perse il piano di coda sinistro e il carrello binario su una delle prime case di San Francesco. Poi, dopo aver scoperchiato un’ altra casa con un’ ala, si schiantò in fiamme su Cascina Martinetto, in via Bruna, al limite di San Francesco al Campo. I piloti Oleg Pripouskov e Alexander Ougromov morirono sul colpo.

La morte dei coniugi Martinetto

Fiorentino Martinetto e sua moglie Maria Perucca, avevano entrambi 55 anni. Vivevano in un complesso di case sparse, al limite di San Francesco al Campo. I coniugi scesero proprio in quei tragici istanti nella stalla per accudire, come sempre, il bestiame. Non si accorsero di nulla. L’ ala del “gigante dei cieli” russo, precipitò in fiamme, distruggendo i due piani della casa, che i coniugi avevano finito di ristruttare appena l’anno prima.

Pochi minuti dopo il forte boato, la tangenziale di Caselle si riempì di autopompe dei vigili del fuoco e di ambulanze. La polizia e carabinieri nel frattempo arrivarono a Cascina Martinetto e cominciarono a coordinare i soccorsi e ad allontanare i curiosi. Fiorentino e Maria avevano due figli: Giusi e Mauro. Giusi, la più piccola di 19 anni, saputa la notizia, lasciò di corsa la scuola per raggiungere il luogo della tragedia. Mauro però, il più grande, riuscì a bloccarla prima che raggiungesse le rovine della loro casa e vedesse quello spettacolo raccapricciante.

I cadaveri senza vita dei coniugi furono ritrovati nel tardo pomeriggio. Fu un vigile a notare il corpo di Fiorentino Maretto, sepolto con le sue mucche, sotto le macerie. Qualche metro più in là giaceva Maria. E così, i morti salirono a quota quattro.

Gli altri passeggeri

Fortunatamente, però dei ventitré passeggeri dell’ Antonov otto rimasero illesi e fuggirono dalla carlinga in fiamme attraverso la scivolo d’ emergenza. Gli altri tredici, furono ritrovati tra i rottami e furono portati all’ ospedale. Il più grave perse un piede. Tra i superstiti anche un gattino rosso, scampato miracolosamente insieme a due mucche della famiglia Martinetto.

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