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Riaperture in Piemonte, dopo le proteste degli esercenti, la Regione potrebbe cambiare le regole

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Il presidente Cirio si confronta con il Politecnico e butta giù un possibile calendario di riaperture: il 18 maggio negozi, il 19 estetisti e parrucchieri, entro il 25 bar e ristoranti.

È caos riaperture in Piemonte. Così come nel resto di Italia, d’altronde.

Dopo la pubblicazione delle linee guida dell’Inail e dell’Istituto Superiore di Sanità per la ripartenza delle attività commerciali e ristorative, ogni Regione ha preso una posizione diversa in merito.

Ci sono governatori, come quello dell’Emilia Romagna del Veneto e del Trentino, che stanno riscrivendo nuove regole homemade. Perché distanziare i tavoli del ristorante di 2 metri? Ne basta uno. E poi a che servono i divisori in plexiglass? Via, togliamoli.

Il Veneto poi vorrebbe già aprire palestre e piscine, mentre con il Friuli ha intenzione di aprire il confine per gli spostamenti dei cittadini tra regioni.

Queste e altre note stanno già prendendo piede in buona parte dello Stivale, incuranti del fatto che il governo potrebbe impugnare i provvedimenti regionali.

Oggi ci sarà l’ultimo confronto tra le Regioni e il premier Conte insieme al ministro della Salute Speranza e agli Affari regionali Boccia. Ancora una volta i governatori chiedono maggiore autonomia nella gestione delle riaperture e un certo grado di discrezionalità sull’attuazione del protocollo Inail.

Dopodiché il premier dovrà affrontare ancora il parere dell’opposizione prima di annunciare l’atteso dpcm che, questa volta, sarà contenuto in un decreto legge.

E intanto, a tre giorni dalla probabile riapertura, gli esercenti attendono a braccia conserte. Nel buio più totale, ancora non sanno come organizzarsi e a quali regole attenersi per poter rialzare la serranda.

Se potranno alzarla.

Le riaperture in Piemonte

Mentre a Roma si consuma l’agognato confronto, a casa nostra le perplessità non mancano.

Doveva arrivare oggi l’ordinanza del presidente Alberto Cirio, ma ha preferito chiarire prima la questione con i vertici nazionali. Dopo aver sentito le proteste di negozi, bar e ristoranti, il governatore del Piemonte si è poi consultato con il Politecnico di Torino per trovare soluzioni alternative al protocollo Inail.

Se da una parte i negozianti temevano regole ancor più rigide da parte di Cirio, la prospettiva è che si vada verso un progressivo scioglimento dei paletti imposti a livello nazionale.

Da questo punto di vista, infatti, sembra strizzare l’occhio al presidente dell’Emilia Romagna che vorrebbe ridefinire i termini, insostenibili per gli esercenti, del documento con le norme di sicurezza.

Depennare certi obbligi potrebbe essere la soluzione?

Sì, secondo il presidente di Confesercenti Piemonte, Giancarlo Banchieri.

Una cosa è certa: i negozi apriranno lunedì 18 maggio, come previsto dal governo. Con quali regole lo scopriremo presto.

Potrebbero seguire a ruota parrucchieri ed estetisti, che già hanno regolamentato un proprio personale protocollo di sicurezza e si sentono pronti a riaprire già da martedì 19.

Per bar e ristoranti Cirio vorrebbe prendersi ancora qualche giorno per sistemare gli ultimi dettagli, ma potrebbero vedere la luce prima del 25 maggio, nel weekend magari.

Ora è tutto nelle mani del governo. Concederà più autonomia alle Regioni o si aprirà tutti insieme?

Continuate a seguire Mole24 per gli aggiornamenti.

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