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In due mesi di Coronavirus triplicate le vittime per infarto. I cardiologi lanciano l’allarme

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Ritardo nei soccorsi o nei trattamenti tra le cause principali, 65 anni l’età media. Lo studio della Società Italiana di Cardiologia che dà voce alle altre vittime in tempo di Coronavirus

In questi due mesi di emergenza Coronavirus, le vittime di infarto sono triplicate rispetto allo stesso periodo del 2019. L’età media si aggira attorno ai 65 anni.

Questo lo studio condotto da Sic (Società Italiana di Cardiologia), pubblicato sulla rivista internazionale European Heart Journal.

I dati raccolti da 54 ospedali italiani riguardano i pazienti ricoverati nelle Unità di terapia intensiva coronarica. Dall’analisi è emerso che la percentuale di mortalità è più che triplicata rispetto all’anno scorso (dal 4,1% al 13,7%). Come mai?

A spiegarlo è la dottoressa Spaccarotella: tra le cause più frequenti emergono infarti non trattati o trattati tardivamente.

Il tempo intercorso tra la comparsa dei sintomi e l’intervento di angioplastica (la riapertura della coronaria), infatti, si è dilatato del 39%. Considerando che il fattore tempo è fondamentale quando si tratta di patologie cardiache, tale intervallo diventa troppo lungo per consentire la ripresa del degente. Motivo per cui molte volte si arriva al decesso del paziente.

Triplicate le vittime per infarto al tempo del Coronavirus: ecco i motivi

Il fenomeno è strettamente legato alla saturazione delle strutture ospedaliere e alla mancanza di personale medico. Risorse investite quasi esclusivamente per affrontare il male dell’anno: l’epidemia da Coronavirus.

Così, molti dei reparti cardiologici sono stati riconvertiti in stanze per malati infettivi e molte ambulanze sono state sommerse da chiamate covid.

Il risultato? Coloro che accusavano sintomi di infarto imminente, per paura del contagio o per semplice ritardo nei soccorsi, entravano in ospedale in condizioni già gravi. I medici si trovavano pazienti con complicazioni e i metodi salvavita erano sempre meno efficaci.

“Se la rete cardiologica non sarà ripristinata – dicono da Sic – avremo più morti per infarto che di Covid”.

È bene ricordare, infatti, che in questa fase di emergenza sanitaria, non ci sono solamente i casi di pazienti infetti, ma anche coloro che soffrono di patologie cardiache.

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