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Coronavirus e plasma: i guariti e la cura che fa discutere

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La cura del Coronavirus con il plasma dei pazienti guariti continua a far discutere. La notizia è di domenica 10 Maggio: a Novara il primo paziente salvato dal Coronavirus grazie la plasma.

Bisogna, tuttavia, fare attenzione a non diffondere vane speranze.

Ma come funziona la cura del Coronavirus e plasma?

Si preleva il plasma da persone guarite e poi viene somministrato ai malati. L’obiettivo è quello di trasferire gi anticorpi ai pazienti.

La plasmaterapia sta scatenando entusiasmi e polemiche. Ma a vincere è la prudenza, la necessità di avere dati scientifici inconfutabili.

In realtà non è una novità.

Usare il plasma per contrastare il Coronavirus è una pratica già adottata in passato in Cina e attualmente anche in America. Ma restano da sciogliere alcuni nodi, tra cui anche quello legato alla sicurezza, dato che con il sangue si possono trasmettere eventuali infezioni.

Chi viene sottoposto al trattamento

Ricordiamo sempre che si tratta di cure sperimentali per cercare di curare il Coronavirus con il plasma. Al momento chi beneficia di questo trattamento sono i pazienti in cui la malattia ha intrapreso il decorso più grave. In pratica coloro che richiedono di un supporto meccanico per respirare. La terapia Coronavirus e plasma prevede la somministrazione di 250 millilitri di plasma per un massimo di tre volte alla settimana. Questo vale per i pazienti ricoverati in terapia intensiva. Alcuni medici si sono già domandati se ci sono dei margini per estendere il trattamento. Ad esempio al personale sanitario per cercare di ridurre il rischio di contagio. Oppure ad altri ricoverati con problematiche simili.

Donare il sangue

Un ulteriore problema di tale trattamento Coronavirus e plasma è la disponibilità di quest’ultimo. Ci sono delle condizioni per utilizzare il plasma dei guariti in modo efficace:

  • i donatori devono essere guariti da poco
  • la quantità degli anticorpi scende col passare di giorni
  • gli anticorpi devono essere di qualità
  • gli anticorpi devono essere presenti in quantità sufficiente per la terapia

Ovviamente si cercherà di reclutare sempre più ex pazienti, per far fronte a un possibile aumento della richiesta. Bisogna sottolineare che al momento non c’è in atto nessun protocollo nei centri trasfusionali italiano. Non c’è possibilità per tutti gli altri donatori (non ammalati do Covid-19) di sottoporsi ad uno screening finalizzato a candidarsi come donatori.

Quattro ricercatori dell’Università del Texas in una revisione di studi pubblicata sul Journal of the American Medical Association hanno voluto sottolineare che al momento, non ci sono terapie efficaci per il Covid-19.

Anche la plasma terapia, come altre, sono cure sperimentali, che potranno essere eventualmente validate soltanto dopo aver registrato gli esiti degli studi clinici in corso.

È anche vero che le sperimentazioni di Coronavirus e plasma devono andare avanti perché potrebbe essere un’atra strada da utilizzare in attesa del vaccino. Che non arriverà prima di un anno.

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