“O il rimpatrio o il cane”, l’incubo vissuto dalla famiglia torinese bloccata in Messico

Giorgia e la sua famiglia sono bloccati in Messico da più di un mese, per tornare in Italia devono abbandonare il cane, ma lei non si arrende e lancia l’appello sui social
La storia, raccontata da La Stampa, riguarda una famiglia torinese bloccata in Messico da 34 giorni e che ancora non ha trovato un lieto fine.
È Giorgia, la sorella maggiore, che ha voluto condividere sui social le disavventure della sua famiglia che non riesce a tornare in Italia a causa dell’emergenza globale causata dal Coronavirus.
Il volo prenotato per il 17 marzo era stato cancellato e il Consolato italiano non ha potuto fare niente. Così hanno affittato un appartamento in zona in attesa di un nuovo volo che potesse riportarli a casa, insieme a tanti altri italiani bloccati all’estero.
“Avendo il cane (che nemmeno ci sfiora l’idea di abbandonare), diventa problematico prenotare un volo senza troppi scali – scrive Giorgia in un post – e in più non tutte le compagnie accettano animali a bordo o in stiva”.
Prenotare voli con troppi scali significherebbe esporsi al rischio di cancellazione e rimanere bloccati in aeroporto. Con un cane in gabbia e in un contesto di pandemia globale.
L’ennesimo ricorso alla Farnesina e al Consolato Italiano non ha avuto i risultati sperati. “Non è in programma nessun volo di rientro”, è stata la risposta.
“Pensare che eravamo fiduciosi, – ha ammesso Giorgia – dato che per un ragazzo italiano senza evidenti problemi era stato organizzato un volo dalla Cina soltanto per lui, con tanto di servizi televisivi e ministri premurosi al suo arrivo”.
Gli unici voli diretti erano quelli di Alitalia da 7-9 mila euro. L’ultima spiaggia è fare ricorso ai voli commerciali, che però non accettano animali. Ma Ennio è parte della famiglia e non si può abbandonare.
A questo si aggiunge la difficoltà economica della famiglia torinese bloccata in Messico. I rimborsi delle compagnie aeree per i voli cancellati tardano ad arrivare e nel frattempo sopraggiunge il virus in Paese. E con esso la paura per la propria salute, viste le condizioni del papà in convalescenza per un ictus.
Da qui l’appello disperato di Giorgia sui social: “Vorremmo poter tornare in Italia scendendo da un aereo, da una nave, da un mercantile, fate voi, ma fateci tornare”.
E devono tornare tutti insieme, Ennio compreso.