Home Articoli HP Chiude a Torino la pescheria Aprile: era una delle più importanti della...

Chiude a Torino la pescheria Aprile: era una delle più importanti della città

Tempo di lettura: 1 minuto

Chiude a Torino la pescheria Aprile in Borgo Po: era una delle più importanti della città

Dopo 72 anni di attività chiude a Torino la pescheria Aprile.
Il prossimo 29 giugno, il negozio di via Monferrato 3, abbasserà per sempre le serrande.
L’attività, avviata negli anni Sessanta, è stata per anni la pescheria più importante di Torino e, tra i suoi clienti, ha servito la famiglia Agnelli, i più noti professionisti torinesi, i calciatori e le madamine della collina.

La storia della pescheria

La storia di questa pescheria inizia nel 1947, quando Franco Aprile, a soli 14 anni, parte da Brindisi per cercare lavoro nel capoluogo piemontese. Il giovane inizia subito a lavorare come dipendente della famiglia Frola, in via Cernaia.
Dopo dieci apre il primo locale in corso De Gasperi che serve 32 ristoranti tra i più importanti della città come Benito, Il CambioIl Gatto NeroLa Smarrita e tanti altri.
Non solo ristoranti importanti, ma anche clienti illustri come i cuochi di Gianni e Umberto Agnelli, amanti del pesce spada, l’avvocato Franzo Grande Stevens, e calciatori del calibro di ScireaCapello e Anastasi, amante dei frutti mare.
Nel 1975 Franco decide di acquistare altre due pescherie, una in via Cernaia, e l’altra in via Monferrato.

La crisi

Negli anni le cose cambiano, le pescherie in città prolificano anche nei mercati rionali.
Nel 2013 Franco si sposta nel locale di via Monferrato, nei pressi della Gran Madre, ma tutto diventa ancora più complicato quando, nel 2018, si spegne Franco Aprile.
La pescheria ha 10 dipendenti e, ogni venerdì, 4 di loro, partono in bici per le consegne a domicilio di orate, branzini, ostriche francesi, aragoste sarde, cozze e vongole tarantine e tante altre prelibatezze del mare.
Al momento, i titolari hanno messo in vendita la licenza e sono alla ricerca di qualcuno che voglia acquistarla per continuare la tradizione di famiglia.
Sembra, però, che nessuno si sia fatto avanti con decisione.
Dunque, il quartiere Borgo Po si appresta a dire addio ad una attività che ha contribuito a scrivere la storia di Torino dal Dopoguerra.
(Foto tratta da immobiliare.it)
Correlato:  Sindone, il sangue sul telo è vero: un nuovo studio afferma l'autenticità