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Le bignole, le dolci prelibatezze della classica merenda sabauda

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Le bignole, i dolci peccati di gola dei torinesi

Tra i tanti dolcetti della tradizione pasticcera torinese e piemontese spiccano le celeberrime bignole.

Il termine deriva dall’italiano bignè, il quale deriva a sua volta dal francese beignet.

Non sono altro che dei piccoli bignè che si sono diffusi a corte durante il regno sabaudo.

Si tratta di piccoli scrigni di pasta dolce lievitata e gonfia, dalla forma tondeggiante, che vengono farciti, solitamente, di deliziosa crema pasticcera.

Rispetto a tutto il resto del Piemonte, a Torino, le bignole sono più piccole

Vassoio di bignole

La differenza di dimensione risale all’epoca sabauda, quando la taglia più piccola era simbolo della linea dei nobili di corte.

Tra l’altro, deriva da questa motivazione anche il termine generico mignon che sta ad indicare i piccoli pasticcini alla crema.

Col passare degli anni, però, le bignole sono rimaste inalterate sia per forma che per dimensione, e anche la loro bontà è rimasta intatta.

Questi piccoli bignè possono avere gusti diversi a secondo del ripieno e sono riconoscibili dal colore della glassa che li ricopre.

Ad esempio, marrone per il cioccolato, beige per la nocciola, verde per il pistacchio e giallo per lo zabaione, ma ce ne sono davvero per tutti i gusti.

Nel corso degli anni le bignole sono diventate un grande classico delle merende torinesi, delle feste, delle ricorrenze e dei pranzi della domenica, come dolce finale del pasto.

(Foto tratta da Gastrodelirio)

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