Libri di cinque secoli nella Villa Cerruti: in mostra il patrimonio più nascosto della collezione

Da Alessandro Maldera
Ottobre 04, 2026

Una prima edizione parigina de La peste di Albert Camus, un capolavoro stampato da Aldo Manuzio nel 1499 e una rarissima Dogale del Cinquecento con il Leone marciano dipinto a mano.
La Mostra libri rari Fondazione Cerruti porta alla luce uno degli aspetti meno conosciuti della raccolta costruita da Francesco Federico Cerruti: il suo patrimonio librario.
“Palinsesti #2: Perfect Binding” attraversa otto ambienti della Villa ed è visitabile fino al 28 febbraio 2027.
Palinsesti #2: Perfect Binding
Durata: fino al 28 febbraio 2027
Curatela: Luca Cena
Percorso: otto ambienti della Villa
Focus: libri rari, edizioni antiche e legature d’autore della Collezione Cerruti
“Perfect Binding” svela la biblioteca di Francesco Federico Cerruti
“Palinsesti #2: Perfect Binding” rappresenta il secondo capitolo del progetto espositivo dedicato al patrimonio librario raccolto da Francesco Federico Cerruti.
L’iniziativa è affidata a Luca Cena, libraio antiquario e divulgatore.
L’obiettivo è mostrare al pubblico una parte della collezione meno immediatamente conosciuta rispetto alle opere d’arte: quella formata da libri rari, volumi antichi e legature d’autore.
Il percorso utilizza gli ambienti stessi della Villa per mettere in relazione i libri con la storia e la personalità del collezionista.
Dall’industria della legatura ai libri irripetibili
Il titolo “Perfect Binding” richiama direttamente la storia professionale di Cerruti.
Dopo aver ereditato dal padre la Legatoria Industriale Torinese, introdusse nell’azienda il perfect binding.
Si tratta della legatura adesiva che sostituiva la tradizionale cucitura a filo refe e che consentì all’impresa di produrre milioni di elenchi telefonici.
Alla dimensione industriale e seriale del suo lavoro Cerruti affiancò però una passione apparentemente opposta: quella per libri rari e antiche legature realizzate come vere opere d’arte.
Da questo contrasto nasce il filo conduttore della mostra: industria e artigianato, riproducibilità e irripetibilità.
Nello Studio un libro stampato a Venezia nel 1499
Il percorso attraversa complessivamente otto ambienti della Villa.
Nello Studio compare uno dei pezzi più antichi e significativi: l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna.
Il volume fu impresso da Aldo Manuzio a Venezia nel 1499.
Nello stesso ambiente si incontra un libro separato da quello rinascimentale da quasi quattro secoli e mezzo: la prima edizione parigina de “La peste” di Albert Camus, pubblicata nel 1947.
È proprio l’accostamento tra epoche, autori e differenti forme del libro a caratterizzare il percorso.
Da Pietro Bembo a Colette nella Sala della musica
La visita prosegue nella Sala della musica.
Qui sono riuniti altri tre volumi di epoche molto diverse.
La Paraphrasis Psalmorum Davidis Poetica di George Buchanan risale al 1588.
Più antico è Delle rime di Pietro Bembo, nell’edizione del 1548.
Il percorso arriva poi al Novecento con L’Envers du music-hall di Colette, datato 1926.
Virgilio nella Sala da pranzo
Anche la Sala da pranzo diventa parte integrante dell’esposizione.
Qui è presentata un’edizione lionese del 1545 dell’Opera di Virgilio.
Il patrimonio librario non viene quindi riunito in un unico spazio espositivo, ma distribuito nella Villa.
Il visitatore scopre progressivamente i volumi attraversando gli stessi ambienti della dimora.
Nella Camera della madre un Petrarca del 1538
Nella Camera della madre è conservato un altro volume cinquecentesco.
Si tratta del Petrarcha con l’espositione d’Alessandro Vellutello del 1538.
L’opera entra nel percorso insieme agli altri esempi scelti per raccontare non soltanto il contenuto dei libri, ma anche la loro dimensione materiale.
Copertine e legature diventano così parte della storia raccontata dalla mostra.
“Aphrodite” e la legatura floreale art nouveau
Tra i libri presentati compare anche Aphrodite di Pierre Louÿs, pubblicato nel 1896.
In questo caso uno degli elementi distintivi è la legatura floreale art nouveau.
È un esempio particolarmente efficace del principio su cui è costruito “Perfect Binding”.
Il libro non viene osservato soltanto come testo da leggere, ma anche come oggetto artistico unico, frutto di tecniche e decorazioni che si contrappongono alla produzione industriale in grandi quantità.
La rarissima Dogale del 1592 chiude il percorso
Tra i volumi più particolari compare infine la Dogale di Pascale Ciconia, datata 1592.
A renderla ancora più riconoscibile è il Leone marciano dipinto a mano.
La rarissima opera conclude un itinerario che attraversa diversi secoli della storia del libro e mostra quanto fosse articolata la passione collezionistica di Cerruti.
Una collezione costruita sul contrasto
La mostra racconta quindi una contraddizione soltanto apparente.
Da una parte c’è l’imprenditore che introduce nella propria azienda una tecnologia capace di produrre milioni di volumi attraverso la legatura adesiva.
Dall’altra c’è il collezionista attratto proprio dall’opposto: libri rari, antichi e difficilmente ripetibili, impreziositi da legature realizzate come opere artistiche.
“Perfect Binding” utilizza questa doppia identità per raccontare una parte meno conosciuta della Collezione Cerruti.
FAQ –
Il titolo è “Palinsesti #2: Perfect Binding”, secondo capitolo del progetto dedicato al patrimonio librario della Collezione Cerruti.
La mostra è visitabile fino al 28 febbraio 2027.
L’iniziativa è affidata a Luca Cena, libraio antiquario e divulgatore.
I libri sono distribuiti attraverso otto ambienti della Villa.
Tra i volumi presentati c’è l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, impressa da Aldo Manuzio a Venezia nel 1499.
Nello Studio si trova la prima edizione parigina de “La peste” del 1947.
Il titolo richiama la legatura adesiva introdotta da Francesco Federico Cerruti nella Legatoria Industriale Torinese e il contrasto con la sua passione per le legature rare e artigianali.
Tra le opere finali figura la rarissima Dogale di Pascale Ciconia del 1592, decorata con un Leone marciano dipinto a mano.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


