World Press Photo torna a Torino: 144 immagini per raccontare il nostro tempo

Da Alessandro Maldera
Settembre 28, 2026

57.376 fotografie, 3.747 fotografi e 141 Paesi rappresentati. Da questa enorme selezione sono emerse le 144 immagini protagoniste della Mostra World Press Photo Torino 2026, visitabile fino al 13 dicembre nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti.
Per Torino è il decimo anno consecutivo della celebre esposizione internazionale di fotogiornalismo e il secondo nella particolare sede sotterranea della Rotonda. Guerre, migrazioni, crisi ambientali, diritti negati, violenza e trasformazioni sociali diventano il punto di partenza per raccontare alcune delle storie più urgenti del presente.
World Press Photo Torino 2026: i numeri
Fotografi partecipanti: 3.747
Paesi rappresentati: 141
Immagini selezionate: 144
Sede a Torino: ipogeo della Rotonda del Talucchi, Accademia Albertina di Belle Arti
Durata: fino al 13 dicembre 2026
Presenza a Torino: decimo anno consecutivo
Il fotogiornalismo internazionale torna alla Rotonda del Talucchi
La World Press Photo Exhibition torna nel capoluogo piemontese con una selezione che attraversa alcune delle questioni più complesse della contemporaneità.
Per il secondo anno consecutivo la mostra viene ospitata nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, spazio dell’Accademia Albertina di Belle Arti.
Le fotografie non costruiscono un unico racconto.
Ognuna apre una finestra su una realtà differente, passando dalle guerre alle emergenze umanitarie, dalle condizioni ambientali ai diritti, fino alla violenza sulle donne e sui bambini.
Il risultato è una sorta di archivio visivo del presente.
Chantal Pinzi è l’unica italiana selezionata
Tra gli autori presenti nell’edizione 2026 compare una sola fotografa italiana: Chantal Pinzi.
Il suo progetto Farisat: le figlie della polvere è stato selezionato nella categoria Reportage.
La serie comprende cinque immagini dedicate alla Tbourida, tradizione equestre marocchina che risale al XVI secolo e che è stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
La pratica prevede gruppi di cavalieri che galoppano in formazione sincronizzata e sparano contemporaneamente con i propri fucili, rievocando una carica di cavalleria.
Le donne che hanno conquistato la Tbourida
Il lavoro di Chantal Pinzi osserva però la tradizione da una prospettiva particolare: quella delle donne che hanno conquistato uno spazio storicamente riservato agli uomini.
Le protagoniste sono le farisat, le cavallerizze che danno il titolo al progetto.
Secondo il materiale fornito, la loro lotta per poter partecipare alla Tbourida si è sviluppata soprattutto a partire dal 2004, anno della riforma del Codice di famiglia marocchino.
Oggi in Marocco vengono indicate sette compagnie composte interamente da donne.
Partecipare richiede inoltre un investimento rilevante: le cavallerizze sostengono i costi per i propri cavalli, per i costumi e per i permessi necessari all’utilizzo della polvere da sparo.
Carol Guzy vince con un arresto a New York
La vincitrice del World Press Photo of the Year indicata nel materiale è la fotografa statunitense Carol Guzy, nata nel 1956.
Lo scatto premiato, Separati dall’ICE, è attribuito a Zuma Press e iWitness per il Miami Herald.
La fotografia è stata realizzata a New York il 26 agosto 2025.
Nell’immagine, le figlie di Luis piangono e si stringono al padre mentre viene arrestato da agenti federali dopo la sua udienza davanti al giudice dell’immigrazione.
Il momento privato di una famiglia diventa così il centro di una fotografia che documenta uno dei temi più delicati affrontati nell’esposizione.
Da Gaza una fotografia dell’emergenza umanitaria
Tra i finalisti per il World Press Photo dell’anno compare il fotografo palestinese Saber Nuraldin con Emergenza umanitaria a Gaza, per Epa Images.
L’immagine mostra decine di persone mentre cercano di salire su un camion di aiuti umanitari diretto nella Striscia di Gaza.
L’obiettivo è riuscire a procurarsi della farina.
La scena concentra in un singolo fotogramma la pressione e la difficoltà legate all’accesso ai beni essenziali raccontate dal reportage.
Mohamed Mahdy racconta una comunità sommersa dalla polvere
Un’altra delle storie presenti a Torino arriva dall’Egitto.
Il fotografo Mohamed Mahdy, nato nel 1996, firma il progetto a lungo termine Polvere lunare.
Al centro ci sono gli oltre 30.000 abitanti di Wadi El-qamar, località conosciuta anche come Moon Valley.
La comunità vive a meno di 15 metri da una fabbrica di cemento.
Secondo il progetto, le polveri prodotte dall’impianto raggiungono le abitazioni e incidono pesantemente sulla vita quotidiana dei residenti.
Bambini con asma e famiglie con problemi respiratori
Polvere lunare racconta gli effetti delle polveri sulla salute degli abitanti.
Nel materiale vengono citati bambini che nascono con l’asma e famiglie colpite da malattie respiratorie.
Mahdy conosce direttamente questa realtà.
Vive infatti nelle vicinanze ed è lui stesso asmatico.
Il fotografo segue nel tempo le vicende degli abitanti e le loro battaglie legali, trasformando il progetto in una documentazione prolungata della vita della comunità.
144 fotografie, ma soprattutto 144 frammenti di realtà
Le quattro storie rappresentano soltanto una parte delle 144 immagini esposte a Torino.
Il filo conduttore non è un singolo tema.
La mostra attraversa guerre, morte, distruzione, crisi ambientali, ecologia, violazione dei diritti e violenza.
Ogni fotografo parte da una vicenda concreta per raccontare qualcosa che supera i confini della singola immagine.
È proprio questa una delle caratteristiche del fotogiornalismo: fermare un istante e, attraverso quell’istante, rendere visibile una storia molto più ampia.
Una memoria visiva del tempo in cui viviamo
La forza della World Press Photo non risiede soltanto nella qualità formale delle immagini selezionate.
Gli scatti funzionano anche come documenti.
Conservano volti, luoghi e momenti che appartengono alla cronaca contemporanea e li trasformano in testimonianze destinate a rimanere.
Dietro ogni fotografia ci sono persone e comunità.
Ci sono le cavallerizze marocchine che cercano di entrare in una tradizione secolare, una famiglia separata durante un arresto, uomini e donne che cercano cibo e una comunità costretta a convivere quotidianamente con la polvere industriale.
Per Torino è il decimo anno consecutivo
La presenza della World Press Photo Exhibition nel capoluogo raggiunge nel 2026 un traguardo importante.
È infatti il decimo anno consecutivo in cui l’esposizione arriva a Torino.
Per la seconda volta la sede è l’ipogeo della Rotonda del Talucchi.
Le 144 fotografie rimarranno esposte fino al 13 dicembre, offrendo uno sguardo su vicende provenienti da contesti geografici e sociali molto diversi tra loro.
FAQ –
La mostra è visitabile fino al 13 dicembre 2026.
L’esposizione è ospitata nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Le immagini selezionate ed esposte sono 144.
Sono stati presentati 57.376 scatti, realizzati da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi.
L’unica italiana indicata tra gli autori selezionati è Chantal Pinzi, presente con Farisat: le figlie della polvere.
Nel materiale fornito la vincitrice è indicata come Carol Guzy con lo scatto Separati dall’ICE.
L’edizione 2026 rappresenta il decimo anno consecutivo della manifestazione nel capoluogo piemontese.
No. Il 2026 è il secondo anno consecutivo nel quale la mostra viene ospitata nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


