Dopo 14 anni riapre l’Ecomuseo di Borgo San Paolo nell’ex fabbrica Fergat

Da Alessandro Maldera
Settembre 26, 2026

Fotografie di famiglie, fabbriche, strade e persone raccontano una Torino che in molti casi non esiste più. Dopo una chiusura durata dal 2012, l’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 3 torna a vivere negli spazi dell’ex Fergat di via Millio 20, a Borgo San Paolo.
La riapertura non recupera soltanto un museo. Riporta a disposizione del quartiere un archivio costruito anche grazie ai residenti, destinato a raccontare lavoro, migrazioni, Resistenza e trasformazioni urbane di una delle zone storicamente più industriali di Torino. La presentazione ufficiale della riapertura si è svolta il 22 settembre 2026.
Riapertura Ecomuseo Borgo San Paolo Torino 2026: il ritorno dopo 14 anni
L’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 3 era stato inaugurato nel 2007, al primo piano del complesso di via Millio 20.
Dal 2012 gli spazi erano però dismessi.
Dopo gli interventi di riqualificazione promossi dalla Città, nel settembre 2026 le porte tornano ad aprirsi con un progetto che punta a trasformare l’Ecomuseo in qualcosa di più di un semplice luogo espositivo.
La sede continuerà a conservare fotografie e documenti, ma dovrà diventare anche uno spazio di incontro e partecipazione, aperto alle iniziative delle associazioni, delle scuole e degli abitanti.
Scheda rapida sull’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 3
Sede: ex stabilimento Fergat
Prima apertura: 2007
Chiusura degli spazi: 2012
Riapertura: settembre 2026
Cosa racconta: quartieri, fabbriche, lavoro, migrazioni e memoria della Circoscrizione 3
Le fotografie donate dagli abitanti diventano memoria del quartiere
Uno degli elementi più caratteristici dell’Ecomuseo sono le fotografie donate dai residenti.
Alle pareti compaiono immagini che permettono di ricostruire la vita quotidiana dei quartieri, il cambiamento delle strade e degli edifici e soprattutto le storie delle persone che hanno abitato questa parte di Torino.
Non è quindi un archivio costruito esclusivamente attraverso documenti istituzionali.
Una parte importante della memoria arriva direttamente dalle case degli abitanti: album di famiglia, immagini del lavoro, scorci urbani e testimonianze che insieme consentono di osservare come sia cambiata la Circoscrizione 3 nel corso dei decenni.
È proprio questo legame con chi vive il territorio a caratterizzare l’idea stessa dell’ecomuseo.
Il museo riapre dentro l’ex Fergat di via Millio
La sede aggiunge un ulteriore livello alla storia raccontata.
L’Ecomuseo occupa infatti gli spazi dell’ex stabilimento Fergat, una delle fabbriche che hanno segnato il passato industriale di Borgo San Paolo.
La Fergat produceva ruote, cerchioni e telai per automobili e cessò definitivamente l’attività nel 1977. Dopo l’acquisizione da parte della Città, il complesso è stato progressivamente recuperato e destinato a funzioni pubbliche e sociali.
Oggi l’edificio è diventato un centro polifunzionale.
La trasformazione è particolarmente significativa in un quartiere che nel Novecento crebbe proprio intorno alle fabbriche e alla popolazione operaia.
Borgo San Paolo, uno dei quartieri industriali di Torino
Per comprendere il senso dell’Ecomuseo bisogna guardare alla storia di Borgo San Paolo.
Fino alla fine dell’Ottocento questa parte occidentale di Torino era ancora in larga misura agricola.
Con il Novecento arrivò una profonda trasformazione.
Nella zona e nei quartieri circostanti si insediarono numerose industrie, tra cui Itala, SPA, Lancia, Chiribiri, Bertone, Pininfarina, Diatto, Materferro e Officine Meroni. La crescita delle attività produttive attirò nuovi abitanti e modificò rapidamente il territorio.
Borgo San Paolo divenne così uno dei quartieri popolari e operai più rappresentativi della Torino industriale.
La successiva chiusura delle fabbriche avrebbe aperto un’altra fase: quella del recupero e della riconversione degli spazi produttivi.
L’ex Fergat e il suo Ecomuseo ne sono oggi uno degli esempi.
Un archivio per raccontare fabbriche, lavoro e migrazioni
Il nuovo progetto vuole conservare proprio questa memoria.
Tra gli argomenti che potranno essere sviluppati attraverso mostre, incontri e percorsi figurano la storia delle fabbriche, il lavoro e le migrazioni.
Sono temi strettamente intrecciati.
L’industrializzazione modificò infatti non solo il paesaggio urbano, ma anche la composizione sociale della zona, richiamando lavoratori e famiglie e contribuendo alla costruzione dell’identità dei quartieri occidentali di Torino.
Raccogliere fotografie, documenti e testimonianze permette quindi di raccontare non soltanto edifici scomparsi o trasformati, ma la vita delle persone che vi lavoravano e abitavano.
Dalla Resistenza alle lotte sindacali
Il programma dell’Ecomuseo guarda anche ad alcuni dei passaggi più importanti della storia sociale e politica del territorio.
Tra i temi indicati ci sono la Resistenza e le lotte sindacali, insieme alle trasformazioni delle aree industriali.
Borgo San Paolo conserva un legame particolarmente forte con la memoria della Resistenza.
Anche la presenza dell’ANPI nel nuovo percorso di collaborazione mantiene vivo questo rapporto tra storia del quartiere e trasmissione della memoria alle nuove generazioni.
L’obiettivo non è limitarsi alla conservazione dei documenti, ma utilizzarli per costruire attività e occasioni di confronto.
Il nuovo Ecomuseo nasce da un progetto condiviso
La riapertura è collegata a un Patto di Collaborazione proposto dal Politecnico di Torino.
Nel progetto sono coinvolte realtà che già operano sul territorio, tra cui l’ANPI e l’associazione MinD – Mad in Design.
Quest’ultima ha trovato spazio nell’ex Fergat anche con un laboratorio di sartoria sociale.
La presentazione della riapertura del 22 settembre ha visto proprio la partecipazione delle realtà coinvolte nel nuovo percorso di gestione e collaborazione.
L’impostazione punta quindi su una gestione condivisa, capace di collegare istituzioni, associazioni e comunità locale.
Non soltanto mostre: passeggiate e incontri con gli ex lavoratori
L’Ecomuseo non dovrebbe rimanere confinato nelle stanze di via Millio.
Tra le attività previste figurano retrospettive fotografiche, incontri con ex lavoratori e passeggiate nei quartieri.
L’idea è portare il museo fuori dal museo.
Le strade, gli ex stabilimenti e gli edifici trasformati diventano così parte del percorso.
Un modo per osservare direttamente come la Torino industriale abbia lasciato tracce nel tessuto urbano contemporaneo.
Le storie dei cittadini possono diventare nuove attività
La partecipazione degli abitanti rimane centrale.
L’Ecomuseo vuole continuare a raccogliere storie, immagini, ricordi e testimonianze della comunità e utilizzarli per costruire nuovi percorsi.
Lo spazio è pensato per essere aperto a scuole, studenti, associazioni e cittadini, favorendo anche il confronto tra generazioni differenti.
Chi ha conosciuto direttamente la Torino delle fabbriche può così mettere la propria esperienza a disposizione di chi quel periodo lo conosce soltanto attraverso libri e fotografie.
La stessa Circoscrizione descrive gli ecomusei come luoghi nei quali conoscere il territorio, partecipare a incontri e mostre e collaborare alla tutela del patrimonio locale.
Dalla fabbrica al museo: la trasformazione dell’ex Fergat
La storia stessa dell’edificio sintetizza uno dei grandi cambiamenti vissuti da Torino.
Prima una fabbrica.
Poi la dismissione industriale.
Infine il recupero per attività sociali, culturali e di quartiere.
Negli ultimi decenni numerosi spazi produttivi della Circoscrizione 3 sono stati riconvertiti, mentre gli interventi di riqualificazione urbana hanno modificato profondamente l’area. MuseoTorino ricorda proprio l’ex Fergat tra gli edifici industriali recuperati per ospitare l’Ecomuseo.
In questo senso la sede non è semplicemente il contenitore dell’esposizione: è essa stessa un pezzo della storia che il museo vuole raccontare.
Dopo 14 anni Borgo San Paolo recupera un luogo della propria memoria
La riapertura del 2026 mette quindi fine a una lunga interruzione.
Dal 2012 il patrimonio dell’Ecomuseo non disponeva più degli spazi nella forma originaria.
Ora via Millio 20 torna a essere un punto nel quale raccogliere e condividere la memoria della Circoscrizione 3.
Il patrimonio più interessante, però, non è composto soltanto dagli oggetti conservati.
Sono soprattutto le fotografie, i racconti degli ex lavoratori e i ricordi dei residenti a trasformare l’Ecomuseo in un archivio vivo.
In un quartiere profondamente cambiato dalla fine dell’industria, riaprire quelle stanze significa anche provare a ricostruire il filo tra la Borgo San Paolo di ieri e quella di oggi.
Ecomuseo di Borgo San Paolo: cosa sapere sulla riapertura
L’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 3 ha sede in via Francesco Millio 20, negli spazi dell’ex stabilimento Fergat.
L’Ecomuseo era stato inaugurato nel 2007, mentre i suoi locali risultavano dismessi dal 2012.
La presentazione della riapertura si è svolta martedì 22 settembre 2026 nella sede di via Millio.
Il patrimonio comprende fotografie e documenti legati alla storia dei quartieri della Circoscrizione 3, comprese immagini donate dagli stessi residenti.
Il progetto comprende mostre fotografiche, incontri con ex lavoratori, passeggiate nei quartieri e percorsi sulla storia delle fabbriche, del lavoro, delle migrazioni e della Resistenza.
Era uno storico stabilimento industriale legato alla produzione di componenti per automobili. L’attività cessò definitivamente nel 1977 e gli edifici furono successivamente recuperati per nuove funzioni pubbliche.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


