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Colonna votiva della Consolata a Torino: la promessa nata durante il colera del 1835

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Da Alessandro Maldera

Settembre 26, 2026

La Colonna votiva della Consolata a Torino nacque durante l’epidemia di colera che raggiunse la città nell’estate del 1835. Il Consiglio comunale promise di innalzare un monumento alla Madonna se il contagio fosse terminato.

La costruzione richiese quasi due anni e coinvolse l’architetto Ferdinando Caronesi e lo scultore Giuseppe Bogliani. Dal 1837 la colonna sorge accanto al Santuario della Consolata e ricorda uno dei momenti più difficili attraversati dalla Torino ottocentesca.

Colonna della Consolata in sintesi

– Origine: voto pronunciato durante il colera del 1835
– Prima pietra: 28 maggio 1836
– Inaugurazione: 20 giugno 1837
– Architetto: Ferdinando Caronesi
– Scultore: Giuseppe Bogliani
– Altezza complessiva: oltre 12 metri
– Collocazione: lato occidentale del Santuario della Consolata

Il colera raggiunge Torino nell’estate del 1835

Nel 1835 il colera aveva già attraversato diverse regioni europee. Quando l’epidemia arrivò a Torino, le conoscenze mediche e le misure sanitarie disponibili erano ancora insufficienti per contrastarla efficacemente.

La città contava circa 90 mila abitanti. Le ricostruzioni dell’epoca indicano approssimativamente 250 persone contagiate e 170 vittime.

Davanti alla diffusione della malattia, le autorità cittadine affiancarono agli interventi sanitari una scelta legata alla devozione popolare. Il Consiglio comunale pronunciò un voto alla Consolata, da secoli considerata la protettrice di Torino.

Se l’epidemia fosse terminata, la città avrebbe costruito un monumento pubblico per ricordare la protezione ricevuta. Da questa promessa nacque il progetto della colonna.

Il progetto della Colonna votiva della Consolata a Torino

La definizione dell’opera richiese un confronto lungo diversi mesi. Una commissione cittadina si riunì dieci volte tra dicembre 1835 e agosto 1836 per scegliere forma, materiali, iscrizioni e collocazione.

Si discusse anche dell’ordine architettonico da utilizzare. Alla fine venne scelta una colonna corinzia, ritenuta adatta a sostenere lo sviluppo verticale del monumento e a renderlo riconoscibile nello spazio urbano.

Il progetto architettonico fu affidato a Ferdinando Caronesi. La statua collocata sulla sommità venne invece commissionata allo scultore torinese Giuseppe Bogliani.

L’intera struttura, realizzata con granito e marmo, supera i dodici metri di altezza. Non doveva essere soltanto un segno religioso, ma un elemento visibile nella vita quotidiana della città.

Il Santuario della Consolata
La colonna votiva sorge accanto a uno dei luoghi religiosi più amati dai torinesi. Scopri la storia del Santuario della Consolata, dalle origini paleocristiane agli interventi di Guarini, Juvarra e Ceppi

L’arrivo del grande blocco di granito

Il 23 aprile 1836 arrivò a Torino il fusto destinato alla colonna. Era formato da un unico blocco di granito di Campiglia, lungo circa sette metri.

Il trasporto avvenne su carri trainati da cavalli. Le dimensioni e il peso del manufatto resero l’operazione complessa per le strade dell’epoca.

Poco più di un mese dopo, il 28 maggio 1836, fu posata la prima pietra. Cominciò così la fase concreta della costruzione, mentre proseguiva la realizzazione della statua destinata alla sommità.

Perché la colonna fu collocata accanto al Santuario

La commissione valutò diverse posizioni intorno al Santuario della Consolata. Il monumento avrebbe potuto essere sistemato davanti, dietro oppure lateralmente rispetto alla chiesa.

Prevalse la scelta più visibile. La colonna fu collocata sul lato occidentale del santuario, lungo uno slargo attraversato da chi entrava e usciva dalla città.

All’epoca via della Consolata era una direttrice molto frequentata. Il monumento poteva quindi essere osservato non soltanto dai fedeli, ma anche da viaggiatori e cittadini in transito.

La posizione trasformò inoltre l’antico ingresso occidentale del santuario, diventato nel tempo secondario, in un nuovo punto di riferimento simbolico.

La statua realizzata da Giuseppe Bogliani

Giuseppe Bogliani era stato allievo del medaglista e scultore Amedeo Lavy. Durante la propria formazione aveva inoltre frequentato la bottega romana di Bertel Thorvaldsen, uno dei principali interpreti del Neoclassicismo europeo.

Per la colonna torinese realizzò una Madonna facilmente riconoscibile dai fedeli, ma diversa dalle raffigurazioni più rigide e solenni.

La figura è rappresentata mentre avanza leggermente, con un ginocchio piegato e il Bambino sostenuto dal braccio sinistro. Il capo è scoperto e rivolto verso la città.

Anche il Bambino guarda verso il basso e alza una mano in segno di benedizione. La composizione trasmette protezione e vicinanza, evitando una posa eccessivamente teatrale.

La statua fu orientata verso sud, in modo da ricevere una luce favorevole durante gran parte della giornata. Questa scelta contribuiva a renderne più leggibili forme e lineamenti dal livello della strada.

Giuseppe Bogliani, lo scultore della Madonna
La statua posta sulla colonna votiva fu realizzata da uno dei protagonisti della scultura torinese dell’Ottocento. Scopri la storia di Giuseppe Bogliani e le sue opere tra Consolata, Gran Madre e Museo Pietro Micca

L’inaugurazione del 20 giugno 1837

La costruzione si concluse nel 1837. Il 20 giugno, giorno dedicato alla Consolata, la statua venne sollevata e collocata sulla sommità della colonna.

Il monumento fu quindi benedetto davanti a una grande partecipazione popolare. Con quella cerimonia Torino considerò sciolto il voto pronunciato durante l’epidemia.

La colonna divenne il segno materiale di una promessa collettiva. Inoltre, ricordava le vittime del colera e il modo in cui la comunità aveva reagito alla paura del contagio.

Il rapporto con il Santuario della Consolata

La colonna si inserisce in un luogo formato attraverso numerosi interventi. Il Santuario della Consolata conserva infatti le tracce dell’antica chiesa di Sant’Andrea e delle trasformazioni progettate da Guarino Guarini e Filippo Juvarra.

L’aggiunta del monumento ottocentesco creò un nuovo rapporto tra edificio religioso e spazio circostante. La colonna segnava lo slargo, orientava lo sguardo e rafforzava la presenza del santuario nel tessuto urbano.

Torino sarebbe cambiata profondamente nei decenni successivi. La viabilità, gli edifici e le abitudini del quartiere si sarebbero trasformati, mentre la colonna sarebbe rimasta nello stesso punto.

Ferdinando Caronesi e Giuseppe Bogliani

I due autori del monumento non raggiunsero la notorietà di altri protagonisti dell’architettura e della scultura torinese.

Ferdinando Caronesi morì pochi anni dopo la conclusione dell’opera. Giuseppe Bogliani continuò invece a lavorare nella realizzazione di statue e monumenti funerari per la necropoli cittadina.

Bogliani svolse anche attività didattica all’Accademia Albertina. La Colonna della Consolata rimane comunque una delle opere pubbliche più riconoscibili legate al suo nome.

Cosa rappresenta oggi la Colonna della Consolata

Con il tempo il monumento è diventato un elemento familiare del paesaggio torinese. La sua presenza può passare inosservata a chi attraversa abitualmente la zona, ma conserva un significato preciso.

La colonna racconta il rapporto tra Torino e la Consolata, ma anche il modo in cui una città dell’Ottocento cercò di trasformare un trauma collettivo in memoria pubblica.

Il monumento non documenta soltanto un episodio religioso. Ricorda l’impatto delle epidemie sulla vita urbana, le paure della popolazione e il bisogno di lasciare un segno destinato alle generazioni successive.

FAQ – Colonna della Consolata: domande e risposte

Cosa accadde a Torino durante il colera del 1835?

L’epidemia colpì una città di circa 90 mila abitanti. Le ricostruzioni riportano approssimativamente 250 contagi e 170 vittime.

Perché fu scelta una colonna corinzia?

La commissione incaricata del progetto ritenne l’ordine corinzio adatto a dare slancio verticale e visibilità al monumento.

Da dove proviene il granito della colonna?

Il fusto fu ricavato da un unico blocco di granito di Campiglia lungo circa sette metri. Arrivò a Torino il 23 aprile 1836 su carri trainati da cavalli.

In quale direzione guarda la Madonna della Consolata?

La statua è orientata verso sud. Questa posizione permetteva alla luce di illuminare meglio la figura della Madonna con il Bambino.

Cosa rappresentano la Madonna e il Bambino?

La Madonna è raffigurata mentre avanza verso la città, con il Bambino sul braccio sinistro. Entrambi guardano verso il basso, mentre il Bambino benedice i fedeli.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende